Mutui in calo
gennaio 30, 2009
Il 2008 è ormai passato, ma l’anno nuovo porta con sé gli strascichi di una crisi economica e del credito (dei prestiti immobiliari in particolare), che l’anno precedente hanno fatto tremare le borse di tutto il mondo, con ripercussioni sull’economia reale di non poco conto. Lo dimostrano così la grave crisi che colpisce il settore manifatturiero e siderurgico, con l’industria dell’auto che porta con sé il rischio di vedere centinaia di migliaia di persone perdere il posto di lavoro. Ma oltre al settore dell’auto, in forte crisi c’è anche quello immobiliare, effetto e causa di buona parte della crisi economica e del credito bancario.
Sì perché l’eccessiva speculazione sulla compravendita, i tassi di interesse vertiginosi, le insolvenze sottovalutate, hanno portato sull’astrico molte banche mondiali, veri colossi della finanza globale. Eppure in Italia la situazione è stata meno grave che altrove (si pensi in America, recentemente colpita dalle insolvenze dei prestiti e dei mutui – la crisi dei cosiddetti mutui subprime – nonché il fallimento dei colossi bancari come i Lehman Brothers, e la più recente crisi del settore automobilistico; ma si pensi anche al fallimento di istituti creditizi in Giappone e Gran Bretagna, e alla crisi del settore in Germania). Ma ciò nonostante il nostro paese è dovuta ricorrere a strumenti di intervento legislativo oltre che bancario e di mercato, perché la negoziazione dei mutui ai tassi del 2006 è stata una misura sì concordata con l’Abi, l’associazione delle banche italiane, ma su proposta del consiglio dei ministri e del dicastero dell’economia in particolare. La misura della rinegoziazione però – con un relativo spalmadebiti che indebita ulteriormente le famiglie nel lungo periodo – insieme alle precedenti misure in termini di portabilità e surroga dei mutui finanziari, non hanno sortito l’effetto desiderato, poiché le famiglie italiane hanno sempre più paura di comprare, con un effetto negativo sulle compravendite immobiliari che per tutto il 2008 – e scie provenienti già dall’anno prima – sono risultate in calo. Se insieme a questo dato si considerano i tassi di interesse in calo, anche se di poco, ma comunque in diminuzione, allora bisogna cambiare prospettiva per capire come mai le famiglie o le imprese italiane sempre meno acquistano la casa e sempre meno si fidano dei finanziamenti bancari. Gli ultimi dati a tal proposito, infatti, segnalano come i contratti per l’acquisto dell’immobile siano ancora in forte contrazione, sopratutto al sud. I dati sono stati pubblicati a Unicredit Consumer Financing sulla base dei dati diffusi da Bankitalia, dopo una analisi sull’andamento del mercato domestico dei mutui nell’Italia meridionale: Calabria, Basilicata, Puglia, Campania, Molise e Abruzzo. I risultati sono stati un perentorio meno 5,59%. Tendenza però tutta italiana. Mancanza di fiducia, mancanza di liquidità o investimenti per il futuro, prospettive di lavoro negative. Il problema, a questo punto, pare stia passando da economico a sociale, così da complicare le problematiche politico-economiche sempre più sorde alle esigenze dei cittadini.
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