Primi problemi con la social card

gennaio 28, 2009

I primi problemi con la social card. Il provvedimento d’emergenza inserito nel DDL anti-crisi economica che, secondo il Ministero del Tesoro e il suo Ministro Tremonti, doveva consentire alle fasce della popolazione più indigenti di fare acquisti, rilanciando così l’economia italiana e il potere d’acquisto perduto, ha già i primi problemi. Innanzitutto, la scarsa entità dei soldi contenuti all’interno: con 40 euro ci si fa la spesa una volta al mese. E gli altri giorni? Non si mangia?

Specialmente per gli anziani, per cui la social card è stata pensata, che purtroppo hanno pensioni decisamente striminzite dato che non c’è stato neppure il famigerato aumento a 800euro delle pensioni minime, 40 euro sono poco più che un’elemosina. Anche per le altre fasce sociali cui è rivolta, ovvero famiglie con figli sotto i 3 anni e non oltre i 6000euro di reddito annuo o anziani con non oltre 7000euro di reddito, appena 40 euro non sono granché sufficienti. E poi, 40 euro ma solo per un anno. Le agevolazioni fiscali per i meno abbienti sono necessarie, ma devono essere strutturate ed implementate in un panorama generale di welfare. Non ridursi alla mera elemosina. Anche perché, poi, le social card cariche sono un altro miraggio. Infatti, se ogni mese la social card dovrebbe essere piena di 40 euro, è anche vero che a qualche tempo dalla sua immissione, non tutte sono state caricate almeno una volta, o comunque non tutti i mesi. Anzi, le stime indicano che ben 1 ogni 3 non è mai stata caricata e quindi il suo detentore è, di fatto, nella situazione precedente: senza soldi, e senza ricarica. Il peggio è quando ci si accorge di questo intoppo quando ormai si è in fila alla cassa e si vuole pagare la propria spesa. E magari non si hanno i soldi contanti per rimediare, e alla fine si deve lasciare lì la spesa. Poco importa se e social card sono anonime proprio per rispetto dell’indigenza altrui: certi marchi sono a fuoco, la vergogna travalica un nome, e la vergogna, l’imbarazzo, i visi di chi non ha pagato restano ben impressi sia allo sfortunato che all’addetto dei pagamenti. Erano stati 45 milioni di euro i fondi stanziati per questa manovra. A tutt’oggi, un terzo di questi soldi si è volatilizzato. 450 mila erano state le richieste di social card agli uffici postali, e l’INPS, che doveva effettuare materialmente le ricariche, a tutt’oggi ne ha riempite solo 330mila. Con un costo di gestione per ognuna di 50 centesimi, più un euro per la ricarica, e un 2% per le spese del circuito bancario Mastercard con cui sono state realizzate in collaborazione. Insomma, oltre 8 milioni e mezzo di euro di finanziamenti stanziati. E in sostanza, neanche la spesa al supermercato.

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