30 fondi per battere la crisi

febbraio 5, 2009

Non tutto è oro quello che luccica, ma uno spiraglio di positività all’interno dei mercati finanziari c’è ed è concreto. Se infatti nell’ultimo anno a Piazza Italia – la borsa italiana di Milano – ha mandato in fumo oltre il 50% delle capitalizzazioni, Wall Street oltre il 37 e Tokyo ha abbondantemente superato la soglia 40, arrivando a un pessimo 43% (la salute finanziaria del Giappone del miracolo economico degli ultimi decenni è davvero pessima, forse peggio degli Stati Uniti e sicuramente peggio che in Europa), c’è da dire che un’ondata controcorrente ha lasciato tutti di sorpresa – di certo non gli investitori specializzati e i funzionari di alto livello nel campo bancario, finanziario e creditizio – e ha fatto guadagnare un bel gruzzoletto a migliaia di piccoli, oltre che medi e grandi investitori e competitor.

Guadagni cioè che hanno fatto addirittura segnare un incredibile trenta percento. Così, secondo i dati ufficiali dell’Ufficio Studi del gruppo Il Sole 24 Ore, sono oltre trenta i fondi italiani che negli ultimi dodici mesi hanno fatto registrare un tasso di rendimento a doppia cifra (quindi oltre il dieci percento). Di questi fondi comuni di investimento, la maggior parte hanno raggiunto questi risultati poiché hanno scelto la via del fondo obbligazionario che ha puntato su valute estere: tra cui lo Yen e il Dollaro (che si sono rivalutati, rispettivamente, del 34 e del 12% rispetto al nostro tanto caro Euro). Comunque, non ci sono però solo fondi obbligazionari, ma anche fondi flessibili. Vediamoli, nello specifico.
In cima alla classifica, con un rendimento che ha superato il 30%, come si sottolineava precedentemente, c’è il Ducato fix Yen, un fondo gestito dalla Monte dei Paschi. Oltre il 20%, invece, si sono segnalati: Vegagest Flessibile, Intra Assoluto (gestito sempre dalla stessa Vegagest, nell’ambito dei fondi flessibili), Carismo Bond Internazionali, custodito dalla società Servizi Sgr che, come Ducato fix, è un fondo obligazionario, ma legato a quelli governativi e non alla moneta giapponese Yen. Sotto il 20%, si segnalano: Arca bond dollari, Gestielle Alietti bond, Intra flessibile, Fondersel dollaro, Carismi pratico di Servizi, Bnl obligazioni paribas Sgr, Ducato fix dollaro (sempre obbligazionario e gestito sempre dalla Monte dei Paschi di Siena), Carige obbligazioni internazionali, Bipiemme pianeta, Ubi pramerica obbligazioni globali, Eurizon dollaro, e continuando sotto il 15%: Vegagesti nternazional, Ubu dollaro, e quindi altri fondi di Alleanza, Fideraum, Aletti, Arca, Abn, Aletti, Allianz, Ersel, Azimut, Mediolanum, Eurizon. Insomma qualche tipo di soluzione si può trovare, ma non è facile orientarsi in un mercato molto complicato e soprattutto sensibile come quello finanziario, che risente di ogni tipo di mutamento sociale, economico e politico. Per cui l’imprevedibilità, la non propria facilità di accesso alle informazioni specializzate, e un certo timore nel dare fiducia ai consulenti (per gli investitori non specializzati o fidelizzati), non hanno fatto prendere parte alla torta una miriade di consumatori desiderosi di riscatto dopo gli insuccessi mondiali dei mercati finanziari e poi – per una naturale consequenzialità – industriali, e quindi del lavoro.

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