Arrivano i Tremonti bond

febbraio 28, 2009

Novità da parte delle banche: sono arrivati i Tremonti bond. Queste sono obbligazioni emesse direttamente dalle banche italiane e lanciati da un decreto appena firmato dal Ministro del Tesoro.

I Tremonti bond nascono con l’intento di aumentare i finanziamenti alle piccole e medie imprese sparse e radicate nel territorio nazionale, che così potranno evitare i licenziamenti della loro forza lavoro locale. Per le piccole e medie imprese,inoltre, è prevista la sospensione delle rate per i dipendenti in cassa integrazione o che al momento risultano inoccupati. Alle Prefetture locali sarà demandato il compito di osservare e vigilare che si ottemperino queste condizioni. La sottoscrizione presenta una cedola che si aggira intorno al 7,5% fino al 8,5%. a tutt’oggi, i maggiori gruppi bancari italiani, ovvero San Paolo, Monte dei Paschi di Siena, Banco Popolare, Unicredit hanno prenotato circa 9 miliardi di euro in obbligazioni: in agguato potrebbe esserci il sold out.
L’accettazione e sottoscrizione di questi bond porta con sé, però, una serie di responsabilità etiche. Queste riguardano soprattutto le retribuzioni dei top manager, un impegno a preservare le attuali quote di investimenti e di prestiti alle piccole e medie imprese e, come detto prima, la sospensione delle rate per un anno a chi risulta inoccupato o nel limbo della cassa integrazione. Nelle intenzioni del ministro Tremonti che li ah pensati e sottoscritti, tali obbligazioni nascono  con l’obiettivo di aiutare le piccole e medie imprese, con l’aiuto della patrimonializzazione derivata dagli istituti bancari. Rientrano così negli aiuti che lo stato vuole offrire all’economia in crisi. I rendimenti sono elevati, perché possono arrivare, in casi fortuiti ed eccezionali, persino al 15% e non solo al massimo dell8,5%. Ma è appunto un contributo solo per i manager e le imprese: non sono acquistabili dai cittadini che, qualora volessero, sono costretti a ripiegare ed accontentarsi dei buoni Ordinari del Tesoro che hanno rendimenti striminzititi intorno all’1% calcolando già le ritenute d’acconto e le commissioni.
La partecipazioni dei privati, qualora però fossero aperte, potrebbero anche aiutare con una ricapitalizzazione maggiore per le banche e di conseguenza per le imprese. Senza contare che in questo modo si aprirebbe un maggior guadagno per lo Stato, che potrebbe investire il denaro ricavato per coprire il debito pubblico. Quest’ipotesi è attualmente al vaglio non solo del ministro Tremonti, ma anche dei gruppi bancari e della Banca d’Italia.
C’è da considerare però, e questo vale per i gruppi bancari che hanno chiesto le obbligazioni e per gli eventuali azionisti che ne vorranno approfittare,  che i bond così sono piuttosto rischiosi (è la contropartita da pagare in caso di alti rendimenti), gli utili sono distribuibili solo quando c’è un provento disponibile, e non sono tra loro cumulabili. Per questo non sono molto adatti ai consumatori “normali”, e per essere da loro sfruttabili andrebbero parzialmente modificati con interventi comunque incisivi. Sarebbe poi da preparare un prospetto che riesca a informali a dovere, quindi semplice, comprensibile e trasparente; la trasparenza però in questo caso potrebbe non giovare agli affari.

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