Energia ed agevolazioni fiscali

febbraio 2, 2009

L’energia è un bene comune, e razionalizzarne gli usi è un obiettivo che sta sulla bocca di ogni ente, associazione, comitato e cittadino. Gli italiani non sono propriamente virtuosi nei comportamenti anti-spreco, e il periodo di crisi non ha proprio rinvigorito gli animi ambientalisti di tutti noi. E a tal proposito, naturalmente, è polemica sulle misure adottate dal Governo all’interno del contesto delle quattro priorità che sono state individuate dalla Commissione europea per quanto riguarda gli obiettivi del programma legislativo. Tra questi, quello dell’energia e delle fonti rinnovabili.

Materia di non molto peso nemmeno nei media, se ci si sofferma ai dati di una ricerca sociale pubblicata, in questi giorni, da Tecnoborsa (società consortile per azioni senza fini di lucro che ha lo scopo di contribuire allo sviluppo, alla regolazione, alla trasparenza del mercato immobiliare italiano, svolgendo attività di studio e ricerca nel campo dell’economia immobiliare). I dati di questa associazione, quindi, evidenziano innanzitutto che sì le famiglie italiane dichiarano di seguire comportamenti virtuosi nell’utilizzo degli strumenti tecnologici ed energetici, ma di non fare quasi mai tesoro delle agevolazioni – anche in campo economico – degli effettivi strumenti che possono in qualche modo migliorare lo sfruttamento delle risorse planetarie, il cui incessante stressamento provoca problemi ambientali oltre che economico-finanziari. Così quasi tutti gli intervistati dichiarano di eseguire comportamenti tali da provocare risparmi, anche perché si sentono molto influenzati dalle azioni mediatiche atte a sensibilizzare politicamente e civicamente i cittadini. Per cui tutti, o quasi tutti, dichiarano di spegnere la luce quando escono dalla stanza, di utilizzare lampadine a basso consumo, di acquistare elettrodomestici che consumano meno, di non lasciare gli elettrodomestici in stand by, di installare vetri termici, di adottare valvole termostatiche sui propri termosifoni, di conoscere le fonti di energia rinnovabile (qui si arriva alla metà del campione) e di interessarsi realmente al problema della produzione elettrica (arriviamo a un quarto o poco più). Ma se ben guardiamo ai comportamenti pragmatici, l’entusiasmo scivola bruscamente verso il basso. Infatti, per quel che riguarda il risparmio energetico e per le ristrutturazioni, meno della metà ne è a conoscenza. Solo il 12% delle famiglie dichiara di aver eseguito lavori concreti per ridurre le proprie emissioni inquinanti e per risparmiare sui consumi. Percentuali buone invece per la riqualificazione e la riduzione del fabbisogno energetico, ma ancora  modeste per gli interventi specifici sull’involucro dell’edificio per la riduzione delle dispersione, l’installazione di pannelli solari per il riscaldamento o l’acqua calda, la sostituzione di impianti di climatizzazione da sostituire con le caldaie a condensazione. Il 45% dice di aver usufruito (o pensa di farlo…) delle agevolazioni fiscali in materia, e chi non pensa di farlo o non l’ha mai fatto, non ne ha mai sentito parlare o non li ha ritenuti convenienti (economicamente e burocraticamente). Per quanto riguarda le ristrutturazioni si è verificata una flessione in negativo, dovuto probabilmente anche la calo del grado di fiducia sulla situazione economico-sociale odierna. Il problema, però e nel complesso della materia, riguarda proprio le agevolazioni fiscali: il 39,1% dice di non conoscerli, il 32,8% non vi è rientrato, il 14,1% li ha giudicati non convenienti e altri hanno incontrato difficoltà burocratiche. Insomma un’Italia che dice di fare, non fa e non sa nemmeno che potrebbe guadarci economicamente. Che di questi tempi farebbe davvero comodo.

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