I nuovi italiani e i prestiti

febbraio 2, 2009

Nonostante se ne parli tutti i giorni, il credito e gli strumenti finanziari sono fenomeni sempre più distintivi delle società moderne, giunte all’assimilazione del gioco del denaro in ogni aspetto sociale, lavorativo, economico, personale e relazionale. L’Italia, certo, non è come alcuni paesi dalla forte tradizione finanziaria come la Gran Bretagna, ma i recenti dati dell’Abi – l’associazione delle banche italiane – segnalano come lo strumento del credito, dei prestiti, dei finanziamenti e dei mutui, siano percorsi obbligati per far fronte alle esigenze immediate e a maggior ragione a quelle a media e lunga scadenza. In particolare, risaltano agli occhi i dati di una ricerca che la stessa Abi ha condotto assieme al Cespi (il Centro Studi di Politica Internazionale), che ha sottolineato come sempre di più gli immigrati di vecchia o nuovissima generazione ricorrano agli strumenti finanziari messi a disposizione da banche e istituti creditizi vari.

Tra i vari aspetti socio-economici individuati dalla ricerca, ci preme in questa sede sottolineare alcuni dati che riguardano nello specifico l’utilizzo degli strumenti finanziarie e il loro relativo accesso. Così i servizi di pagamento come gli assegni, le carte di credito, gli addebiti delle bollette o l’accredito dello stipendio su conto corrente bancario sono quelli più utilizzati (li utilizza oltre il 47% degli intervistati). Parte da leone è tenuta anche dagli strumenti per la gestione della liquidità come il conto corrente e il deposito dei risparmi (qui la percentuale arriva a quota 36%). Meno appeal hanno invece i finanziamenti e gli investimenti: i primi arrivano a registrare una percentuale del 14%, i secondi arrivano a mala pena all’1%, a sottolineare una comune diffidenza ad affidare i risparmi del proprio lavoro in processi che difficilmente si riescono a tenere sottocontrollo con piena cognizione di causa e competenza tecnica. Ben l’80% degli intervistati, invece, utilizza i servizi bancari del bancomat (prelievi, ricariche, informazioni come estratti, saldo, eccetera), e un sorprendente 10% ricorre a servizi di home banking attraverso il proprio pc e la connessione ad internet (nuova frontiera dei servizi bancari e creditizi, che riescono in qualche modo ad abbassare le spese dei prodotti finanziari e dei servizi annessi). Tornando ai servizi di pagamento, il dettaglio evidenzia processi sociali ancora più chiari. I servizi di addebito (come l’accredito dello stipendio), sono utilizzati da un immigrato su due (quindi il 50%). Ai mutui e i prestiti personali ricorre il 27% dei correntisti, mentre alle carte di credito il 20%. Ai mutui, in particolare, ricorre chi ormai risiede in Italia da più tempo, e ha quindi deciso di mettere definitivamente radici nel bel paese: ben il 25% degli immigrati che risiede in Italia da almeno 10 anni ha contratto un mutuo per l’acquisto della casa. Funzione di integrazione sociale hanno anche i prestiti personali, che devono servire a far fronte alle spese necessarie per entrare a far parte a pieno titolo della comunità ospitante. Anche la cittadinanza sociale ha il suo prezzo, ovviamente. Qualche altro dato interessante riguarda la forte sicurezza che infonde la possibilità di depositare i risparmi in banca (fatta eccezione per gli investimenti), e il grande interesse verso le forme di credito che esse stesse propongono e danno quindi accesso. Tanto è che una delle migliori forme pubblicitarie che le banche sono riuscite a mettere in piedi, tra gli immigrati, è il passaparola: conquistando la fiducia di un cliente straniero, la banca ne acquisirà sicuramente altri. Questione di fiducia, e marketing.

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