Ancora basso l’Euribor
Aprile 24, 2009
Il tasso Euribor ha registrato, ancora una volta, un ulteriore valore minimo, seguendo un trend consolidato da diverse settimane o addirittura mesi. L’Euro Inter Bank Offered Rate, ovvero il tasso interbancario di offerta in euro, infatti, ha fatto registrare – il 22 aprile 2009 – i seguenti valori: Euribor ad un mese pari all’1,01%, Euribor a tra mesi pari all’uno e 41% ed Euribor a tre mesi 1,60%. In linea di massima stabile nell’ultima settimana e assecondando il trend degli ultimi periodi, come precedentemente sottolineato. Ricordiamo che l’Euribor riguarda il tasso variabile, mentre per quanto riguarda i tassi fissi (ovvero quelli che in operazioni finanziarie vengono prestabiliti al momento della stipula di un contratto di mutuo, prestito personale, finanziamento finalizzato, carte di credito revolving e così via), l’Eurirs-IRS, cioè l’interest rate swap (periodico, di scambio tra gli operatori) in zona europea, ha fatto registrare, nell’ultima elaborazione disponibile, i seguenti dati: cinque anni 2,76%, dieci anni 3,43%, quindici anni 3,80%, venti anni 3,93%, 25 anni 3,88%, trenta anni 3,81%. Nonostante questa flessione più o meno stabile, che in piena crisi economico-finanziaria ha dato ossigeno alle famiglie italiane ed europee (specialmente se si considerano i semestri precedenti fatti tassi record, crisi dei mutui, insolvenze generalizzate e così via), gli operatori cominciano ad avanzare ipotesi pessimistiche per quanto riguarda gli obiettivi futuri e i valori che tali tassi potrebbero invece raggiungere tra qualche tempo. Molti analisti del settore, infatti, ritengono che i tassi di interesse, anche se non prestissimo, faranno registrare nuove impennate, almeno nel medio e lungo periodo.
Questo perché quando i mercati generali fanno intravedere dei segnali positivi di ripresa, automaticamente essi stessi cominciano a regolarizzarsi anche sui tassi di interesse e viceversa. Quindi una ripresa globale dei mercati dovrebbe poter significare un’evoluzione in termini di rialzo per quanto riguarda gli Euribor e l’Irs, i due indici per la determinazione dei tassi variabili e dei tassi fissi, della cui importanza sociale basta dire – per farla capire – che da essi dipendono i prezzi dei mutui per la casa, dei prestiti per gli acquisti, dei finanziamenti per l’automobile e così via. Fenomeni e processi di consumo che, come si sa, condizionano tutto l’apparato sociale in termini di prosperità e benessere personale: se aumentano i prezzi dei prestiti e dei mutui, infatti, diminuiscono la domanda e quindi l’offerta. Se diminuiscono questi processi, ovviamente, la produzione non trova sbocchi e il mercato del lavoro perde in termini occupazioni, quantitativi e qualitativi. Come un cane che si morde la coda, dunque, i tassi rincorrono il mercato, il mercato rincorre i tassi.
E ad assistere a questa disputa, c’è una serie di operatori economici imprenditoriali e della società civile che aspettano risposte concrete dalla BCE, la banca centrale europea. Questa, probabilmente, e secondo indiscrezioni, comunque, dovrebbe abbassare ancora il costo del denaro (dall’1,25% attuale all’1%), per poi fermarsi e rilanciare la partita sui mercati.
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