Contro i fallimenti delle famiglie

aprile 24, 2009

Anche i bilanci familiari avranno un salvagente, un’ancora di salvezza quando questi saranno in grave difficoltà. Proprio come ora accade in molti casi aziendali, allorché le imprese si ritrovino a dover far fronte a crisi improvvise, proprio come quelle produttive degli ultimi mesi, conseguentemente alle crisi dei redditi delle famiglie e dei consumi, specchio di una società capitalistica in grave difficoltà su vari fronti.

In quest’ottica, quindi, il Parlamento – e in ultima seduta il Senato della Repubblica – ha approvato una sorta di piano di rientro, cioè un provvedimento anti-crisi che va in soccorso dei bilanci familiari. Quello del Governo, nello specifico, si presenta come un vero e proprio salvagente in soccorso delle famiglie che per un motivo o un altro di ritrovano in una situazione di dover pagare diversi debiti.

Il Senato, difatti, ha dato l’approvazione ad un disegno di legge che era stato precedentemente presentato dal Consiglio dei Ministri. La questione, però, ora dovrà passare l’esame in commissione presso la Camera dei deputati. Tale disegno introduce una grande novità nel panorama giuridico finanziario italiano, e cioè il fatto che anche le persone fisiche – cioè i normali cittadini – nonché i piccoli imprenditori in corso di insolvenza, possano aderire ai piani di rientro previsti in caso di fallimento, ma che l’attuale legislazione fallimentare, per il momento, esclude in quanto il codice di riferimento non riconosce a tali soggetti i relativi requisiti determinanti. Fatto che, come già manifestato in più sedi sia dalle associazioni di categoria che dalle associazioni dei consumatori – avviene oramai soltanto in Italia, visto che la maggior parte dei paesi occidentali e sopratutto che rientrano nell’area Euro o fanno parte dell’Unione Europea, hanno introdotto misure simili da diversi anni.

La motivazione per cui si è arrivati a tale proposta, è il fatto ormai dominante a livello sociale, che i fallimenti non sono più esclusività delle piccole, medie e grandi imprese, di chicchessia natura e ordinamento azionario, qualora previsto, o semplicemente giuridico.
L’insolvenza, infatti, e le statistiche lo dimostrano ampiamente, è ormai un problema sociale prima che economiche. Molte famiglie non riesco a stare dietro i pagamenti: che sia la rata della macchina, il mutuo della casa, il finanziamento per l’acquisto degli elettrodomestici o la ristrutturazione della casa, il prestito per le visite mediche e così via, molti italiani non riescono più a pagare per motivi spesso seri e non derivanti da comportamenti propriamente dolosi o fraudolenti.
Per lo più, infatti, le famiglie che non riescono a sostenere le spese derivanti da un contratto di finanziamento sono di due tipi: uno fa riferimento al mercato finanziario, l’altro a quello economico e del lavoro. Nel primo caso rientra la questione dei tassi di interesse, che se variabili possono creare panico e sofferenze finanziarie. Nel secondo caso rientra tutta la problematica del mercato del lavoro, sempre più precario e tribolante.

Ma non si deve dimenticare anche la componente più emotiva, ovvero quella che fa riferimento al marketing e alla comunicazione del comprare a rate: tutto e subito. Situazioni a cui, ormai è evidente, nemmeno strumenti come la cessione del quinto, la delega di pagamento o il consolidamento debiti riescono a risolvere definitivamente.
La legge, in questo contesto, quindi, e in via di definizione giuridica e tecnica, si propone di ridurre i debiti secondo tempi e quantità (circa l’80%), maggiormente sostenibili.

Vuoi dire la tua?