Cresciuti i mutui a tasso variabile

aprile 29, 2009

I mutui a tasso variabile, è risaputo, sono più rischiosi e meno soggetti a controlli e previsioni di spesa, se non in specifici casi e specifici ambiti (o tipologia di prodotto). Quello che forse è meno risaputo, però, è il fatto che questa tipologia di finanziamento immobiliare, è in continua crescita, e questo, visto il contesto globale e gli eventi contingenti internazionali, lascia un po’ sorpresi.

In effetti, la maggior parte delle insolvenze o anche delle semplici sofferenze rispetto ai mutui immobiliari in America come anche in Europa, è derivata – tra i vari motivi che l’hanno scatenata – da una esponenziale crescita dei tassi di interessi. Negli ultimi anni, infatti, l’Euribor – se quanto meno si guarda al contesto europeo – ovvero l’indice del tasso interbancario trimestrale (come l’Irs o l’Eurirs) in base al quale vengono calcolate le rate dei mutui immobiliari e dei finanziamenti per la costruzione o la ristrutturazione degli edifici, è cresciuto, si diceva, a ritmi davvero molto sostenuti, dietro ogni altra previsione economica, finanziaria e con effetti sociali importanti ed imponenti.

Tuttavia, la tendenza della crescita o decrescita dei tassi di interesse si è normalizzata, ed essi ormai da oltre sei mesi non fanno altro che scendere, e difatti da ottobre 2008 continuano a segnalare record in quanto a valori, in ribasso ovviamente (le ultime rilevazioni in particolare, danno il tasso di interesse interbancario a tre mesi pari a 1,4%, record degli ultimi tempi). Da questo fatto, ma non solo da questo e anzi per lo più da una mentalità coraggiosa e lungimirante degli italiani e degli operatori che agiscono sui mercati finanziari come enti bancari, società di mediazione creditizia e finanziaria, istituti di credito, ne deriva una preferenza pressoché in continua crescita verso la stipula di contratti di mutuo a tasso variabile. Anche se i motivi, possono essere anche addotti a pressioni economico-sociali non propriamente positive. Ma procediamo con ordine, e facciamo un po’ di chiarezza.

Il mutuo a tasso fisso, infatti, prevede che gli indici di costo e interessi, ovvero TAN e TAEG (tasso annuo nominale e tasso annuo effettivo globale), siano calcolati in previsione futura e in maniera predeterminata, quindi tendenzialmente più alta rispetto al tasso variabile che segue le indicazioni reali dei tassi interbancari trimestrali di cui si diceva. Ne derivano, quindi, rate mensili potenzialmente (nonché realmente più basse), sopratutto all’inizio del mutuo. Anche se la prospettiva futura può sembrare più rischiosa. Questo, come si anticipava, può essere un motivo di scelta sociale: rate basse all’inizio per poi sperare in un miglioramento sostanziale della situazione economica. Ma per fortuna gli italiani non ragionano così, ed infatti sono stati ripagati da tassi sostanzialmente in discesa, facendo segnare – secondo le ricerche ed analisi di Mutui online – un 40% di tasso variabile per quanto riguarda i contratti stipulati .

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