Morandini sui prestiti alle imprese

Maggio 4, 2009

I dati che riguardano i prestiti per le imprese non convincono il vicepresidente di Confindustria Giuseppe Morandini, che dati alla mano, seppur riconosce una certa tendenza positiva per quanto riguarda la ripresa del mercato, non si dice assolutamente soddisfatto per l’atrofizzazione di un mercato vitale per tutto il sistema paese: quello del supporto delle banche alle imprese italiane.  Il nostro paese, infatti, è principalmente composto di piccole e medie imprese – nella misura di oltre il novanta percento – e per questo motivo la questione dei prestiti e dei finanziamenti a supporto delle attività imprenditoriali e di quelle che vi si stanno avviando in questo difficile momento, ricopre una importanza così grande che non ha equivalenti in altri paesi occidentali.
Giuseppe Morandini, numero due degli industriali italiani, quindi, ammette che effettivamente qualche segnale di inversione di tendenza si sta in qualche modo manifestando, ma ammette anche e lo sottolinea con prudenza, come tali piccoli segnali rischiano di diventare una goccia nell’oceano, se questi vengono confrontati con tutte le difficoltà e i segnali negativi che invece hanno accompagnato le imprese nel loro accesso al credito negli ultimi mesi e negli ultimi due anni (se si vuole assumere una prospettiva di medio e lungo periodo).

Morandini, infatti, non vede uno sblocco dei flussi di credito verso le piccole imprese e rincara la dose sottolineando, al contrario di quanto hanno fatto anche recentemente Bankitalia e l’Abi (l’associazione delle banche italiane), come invece il rischio del credit crounch è invece reale e rischia di investire ancora maggiormente e con effetti ancora più gravi non solo gli imprenditori italiani (piccoli, medi o anche grandi), ma anche e sopratutto le famiglie, i lavoratori e i consumatori italiani, i primi a subire le difficoltà imprenditoriali del paese in quanto sistema.

Il vicepresidente di Confindustria, comunque, segnala come le condizioni oggettive per poter uscire dalla crisi cominciano a manifestarsi, e infatti prevede che le famiglie italiane presto potranno tornare a consumare senza particolari rischi e senza eccedere nell’indebitamento (che nel 2008 è quasi raddoppiato rispetto all’anno precedente): l’inflazione è leggermente calata, così come sono calati i costi di prodotti irrinunciabili come energia e benzina. Ma sono diminuiti anche i tassi di interesse sui mutui, ormai in discesa da ottobre e con minimi storici registrati nelle ultime settimane. Ma questo non è tutto, perché secondo la direzione generale degli industriali italiani, una reale riprese del sistema paese – in termini di reddito, occupazione, benessere sociale – non può che passare necessariamente dal rinvigorimento della sua classe imprenditoriale, la quale, a sua volta, non può che dipendere da un sistema bancario sì solido come quello italiano, ma meno rigido e pauroso, che possa supportare senza eccessivi timori le imprese e le piccole aziende, vero motore produttivo e commerciale di questa Italia.

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