CGIA: in Italia i prestiti alle aziende più cari d’Europa
giugno 3, 2009
L’attuale situazione creditizia non è favorevole: né in Italia né all’estero. E questo è confermato da studi specialistici, inchieste giornalistiche, statistiche ufficiali, previsioni delle istituzioni centrali e non, come confermano, in particolare, le recenti prese di posizione della Banca Centrale Europea di Francoforte guidata dal governatore Jean-Claude Trichet nonché da quelle prese dallo stesso governatore della Banca d’Italia Mario Draghi. Situazione ancora più fortemente sottolineata dalle varie unioni imprenditoriali: Confindustria, Confcommercio, eccetera. Come anche dalle inchieste e constatazioni di Adusbef e Federconsumatori, le associazioni di categoria che hanno lo scopo di salvaguardare la posizione dei consumatori.
Le aziende, in particolare, denunciano da una parte la forte rigidità che le banche, gli enti finanziari, gli istituti di credito e le società di mediazione ed intermediazione finanziaria e creditizia mostrano quando devono concedere un finanziamento o comunque l’apertura di una linea di credito, sottolineando come sia difficile, in questo contesto, fare impresa e quindi migliorare sia le sorti della produttività dell’intero sistema paese, che quelli che riguardano più da vicino tutte le famiglie e tutti i lavoratori: ovvero le sorti dell’occupazione, direttamente dipendente dai processi di consumo. Almeno in buona misura, e questo pare sia ormai dato pacificamente acquisito da tutti i soggetti economici e sociali che agiscono in una organizzazione nazionale o continentale come la stessa Unione Europea.
La Cgia di Mestre, in questo contesto, ha rilevato come, tra le tante difficoltà che incontrano gli imprenditori in questo ambito, ci sia anche quella che riguarda il caro dei finanziamenti stessi, nonostante in tutta Europa questi siano in continua discesa, almeno da sei o sette mesi a questa parte. In Italia, ad esempio, rispetto alla media degli altri primi 15 paesi dell’Unione, il costo dei mutui e finanziamenti, a parità di erogazioni e fatte salve le debite proporzioni strutturali e finanziarie, è stato maggiore di altri 2 miliardi e 100 milioni di euro. Ma se questo stesso dato viene raffrontato alla Francia, le erogazioni sono costate il doppio: ovvero oltre 4 miliardi di euro.
Con riferimento alle piccole e medie imprese, in Italia si segnala, inoltre con questo studio, come siano particolarmente elevato il costo delle commissioni e come alti siano anche i costi accessori. Essi, in media, rappresentano il 4,8% del finanziamento richiesto o erogato, contro le irrisorie quote francesi, spagnole e tedesche, tutte al di sotto della soglia dell’1% (in Germania le spese accessorie si soffermano allo 0,5%).
Non meglio vanno i tempi di attesa. Per la valutazione della pratica e l’erogazione o anche per la semplice attivazione del finanziamento in Italia ci vogliono quasi tre settimane, in paesi come Germania, Spagna e Francia solo qualche giorno.
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