L’inceppamento del sistema creditizio
giugno 17, 2009
Il credito al consumo, in questi mesi, sta subendo una certa flessione in termini di vendita sul mercato e appetibilità per gli stessi consumatori. Fattori scatenanti processi negativi più complessi. È facile immaginare, infatti, che se le erogazioni di credito si fermano (arrivano, cioè, a una situazione di irrigidimento totale o di credit crunch), i consumi diminuiscono perché non aumentando i redditi essi non possono per forza di cose tendere a superare i dati si sviluppo perennemente crescente, tratto essenziale delle società economicamente avanzate. Almeno in senso strettamente capitalistico e finanziario, nonché industriale. Diminuendo i consumi, non c’è speranza che l’occupazione migliori e non aumentando l’occupazione, anzi aumentando la disoccupazione, degenera l’esigenza di assistenza sociale: processo molto pericolo perché in questo modo lo Stato ha bisogno di risorse, le risorse le trova irrigidendo il fisco e quindi mettendo ancora più alle strette imprese, lavoratori, cittadini. Un bel guaio, insomma.
Ed è ancora più grave se i problemi di erogazioni dei crediti coinvolge in maniera più stretta le imprese. Poiché se la nascita dei consumi effettuati tramite i prestiti e i finanziamenti è invenzione relativamente recente, quanto meno degli ultimi cento o centocinquanta anni (almeno in maniera strutturale) ed ha avuto il suo boom non prima degli anni settanta, i prestiti concessi alle imprese sono vecchi come le imprese stesse: non può essere realtà imprenditoriale che non può non fare affidamento ad un servizio bancario e creditizio efficace: è una regola economico-produttiva imprescindibile.
Ma la situazione attuale è ben che più lungi da funzionare in maniera genuina come il normale corso dello sviluppo capitalistico richiederebbe. Illustri economisti e varie associazioni di categoria (a livello imprenditoriale, ovviamente), denunciano, sopratutto al sud il rischio reale di una paralisi del credito, ed è infatti documentato anche da vari istituti di ricerca (tra cui la stessa Banca d’Italia) che le erogazioni sono in netta diminuzione. Per eccesso di zelo, convenienza o prudenza questo è difficile stabilirlo e dipende da molteplici fattori anch’essi collegati a problematiche di diversa natura: contingente, territoriale, finanziaria, imprenditoriale produttiva. In poche parole, servono riforme.
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