Prestito per i cassaintegrati
giugno 6, 2009
Il mondo del lavoro, nel nostro bel paese, non gode di un buon momento. Secondo Bankitalia, infatti, gli effetti della crisi devono ancora manifestarsi nella loro pienezza e PIL – il prodotto interno lordo, che oltre a misurare il tasso di produzione di un sistema economico come quello nazionale, ne misura anche il potenziale benessere – e il tasso stesso di occupazione, direttamente dipendente dal primo, mostrano – ancora una volta – segni di cedimenti strutturali, a conferma e a riprova di quanto sta avvenendo nel mondo attuale: nell’Europa federata, come e sopratutto nella nostra nazione. Così il prodotto interno lordo ha avuto una caduta rovinosa del 5% (si pensi che nel 2008 la sua discesa era stata dell’1%, già di per sé molto alta secondo i moderni parametri di sviluppo economico e sociale delle economie avanzate e globalizzate). Ma a far ancora più paura è il vertiginoso calo dell’occupazione, che nemmeno strumenti come la flessibilità del lavoro, ma anche la precarizzazione della stessa, e l’insicurezza che ne deriva riescono in qualche modo a far accrescere. In particolare, secondo i dati rivelati dalla Banca d’Italia – presieduta a palazzo Koch a Roma dal governatore Mario Draghi – è la cassa integrazione a segnare una percentuale davvero molto elevata. Attualmente, lo strumento integrativo per chi ha perso il lavoro riguarda l’8,5% della stessa forza lavoro: più di 8 lavoratori su 100. Ma è presumibile che in tempi brevi tale quota arrivi al ben 10%: cifra da capogiro.
Dall’istituzione monetaria italiana fanno sapere che il problema non è solo congiunturale (riferito alla crisi economica), ma anche strutturale. Servono, cioè, riforme che possano venire incontro con efficacia a queste tipologie di problematiche, che comunque non riguardano solo i lavoratori in cassa integrazione, ma anche chi, invece, in regime di contratti atipici, a tempo determinato, a progetto e così via, nei momenti di difficoltà non ha nemmeno la cassa integrazione. Riforme del Welfare, quindi, da parte delle istituzioni esecutive e degli enti previdenziali, per fa fronte a chi ha seri problemi di occupazione, e non solo un contratto collettivo da rinnovare.
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