I prestiti dai piccoli
luglio 20, 2009
I grandi colossi bancari e finanziari rendono l’accesso al credito sempre più difficoltoso, nonostante si susseguono progetti di sostentamento ai redditi e agevolazioni ai soggetti familiari più svantaggiati (su tutti si segnala il prestito della speranza). Ciononostante i dati parlano chiaro e segnalano una certa difficoltà da parte dei grandi investitori a prestare denaro ed aprire linee di credito sia a soggetti privati come famiglie e singoli consumatori, che a soggetti per così dire pubblici o meglio commerciali come professionisti, piccole attività, artigiani e altre forme imprenditoriale che rientrano nella dicitura più complessa di piccoli imprenditori.
Infatti, secondo il bollettino economico pubblicato dalla Banca d’Italia per quanto riguarda l’attività bancaria e creditizia, segnala come nel primo trimestre dell’anno corrente i finanziamenti concessi dai cinque più grandi enti bancari che operano in Italia siano calati del 3,2%, a fronte di una crescita esponenziale per quanto riguarda la crescita, invece, dei prestiti altrimenti erogati da tutti gli altri istituti creditizi presenti sul mercato e quindi sul territorio del bel paese. La crescita in questione, infatti, ha fatto segnalare un buon 6,8%, che in una fase di recessione e difficoltà contingente come quella attuale, è una cifra di tutto rispetto (considerando anche il sempre paventato rischio di stretta sul credito, che in effetti tendenzialmente si verifica nei più grandi soggetti adibiti a tali compiti pressapoco oramai sociali oltre che economici ed industriali).
Se si leggono le risposte degli intervistati – in qualità di imprenditori – infatti, emerge una certa consapevolezza per quanto riguarda la difficoltà ad accedere al credito e ai finanziamenti in generale (è quello che emerge, questo, dalla stessa ricerca qualitativa e quantitativa promossa dalla Banca d’Italia e sviluppata dall’Invid): “Gli intermediari intervistati segnalano un ulteriore indebolimento della domanda di credito da parte delle imprese, connesso con con le minori esigenze di finanziamento per investimenti fissi, scorte e capitale circolante, che hanno più che compensato la maggiore richiesta di prestiti per operazioni di ristrutturazione del debito e la ridotta disponibilità di fonti di finanziamento alternative” si legge dal rapporto, a riprova di come il credit crunch, effettivamente, non sia del tutto scongiurato.
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