Famiglie : una vita a rate
ottobre 28, 2009
La notizia è veramente allarmante, e certo non ci fa ben sperare per il futuro, infatti, la percentuale di famiglie che non riesce a onorare i propri impegni sui 617 miliardi di mutui e prestiti contratti con gli istituti di credito, è salita negli ultimi mesi al 2,7%. «La crisi sarà magari passata per la Borsa – dice Fabio Picciolini, segretario generale dell’Adiconsum – ma per chi ha rate da pagare i problemi veri arrivano ora, in coda alla recessione e in vista di una ripresa che non creerà molta occupazione stabile». A rendere più complessa la situazione, ci sono poi altri fattori, infatti prima si faceva un prestito solo per la casa e, al limite, per l’auto. Oggi il mercato è notevolmente cambiato. A rate, oggi, si compra quasi tutto: 43 auto su 100 (dati dell’osservatorio Findomestic), 20 elettrodomestici, il 15% di computer e il 12% dei mobili. Le banche, nell’era dei tassi bassi e della liquidità a go go, hanno iniziato anche a finanziare l’ acquisto di telefonini, di abiti, l’abbonamento in palestra, ed infine anche i viaggi. Da non dimenticare poi l’ utilizzo smodato di tutti i tipi di carte presenti in Italia: carte di debito, di credito, revolving, ecc. ecc.
L’ Adiconsum in proposito afferma che: <<è in rapido aumento il numero di persone che si presentano con sulle spalle una decina di prestiti personali e 4 o 5 carte di debito differenti. Gente che al massimo prende di stipendio 1.340 euro >>. Certo, in questi giorni, la situazione sembrava si fosse calmata per via dell’ apprezzamento che si è fatto nei confronti del posto fisso, ma la verità è che dall’ inizio dell’ anno i nuovi contratti di lavoro a tempo indeterminato sono stati solo il 26% del totale, dato che certo non permette di fare ancora in questo campo statistiche positive. Per ora, come ammette anche la Banca d’Italia, a tappare il buco ci penserà il cosiddetto welfare familiare. Infatti, a onorare i debiti scaduti su motorini, telefonini e pc dalle nuove generazioni orfane di posto fisso saranno i soldi risparmiati da quelle che il lavoro l’hanno avuto garantito.
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