Natale 2009 : trattamenti estetici, lusso per pochi
dicembre 20, 2009
Un Natale di relax e benessere non è purtroppo accessibile a tutti gli italiani. Infatti, massaggi, solarium, fanghi, manicure e pedicure sono fra i regali più desiderati ma i pacchetti viaggio nei centri benessere sono fra i meno accessibili per le già magre tasche: il prezzo infatti, varia dai 365 euro fino a 2890 euro. L’Osservatorio Codici Nazionale ha svolto in proposito, un’indagine su un campione di 2000 intervistati da Nord a Sud. Dai dati suddetti emerge che, il 33% ha richiesto esplicitamente come regalo di Natale un pacchetto viaggio in un centro benessere, mentre il 60% lo desidererebbe ma con scarsissime probabilità di riceverlo, dato che i costi non sono affatto accessibili. Ma a proposito quali sono i costi? I pacchetti variano da 3 a 7 giorni, variano i trattamenti e dunque i prezzi. In Puglia 3 giorni in mezza pensione con massaggi partono da 365 euro; nel Lazio si spende dai 550 euro in su con pacchetti dai 3 ai 5 giorni che possono comprendere peeling, fanghi bianchi, cromoterapia, manicure e pedicure, massaggi con oli aromatici, kit harmony corpo e viso. A Ischia, per 7 giorni in mezza pensione con un numero limitato di idromassaggio, saune, massaggi antistress, solarium e fanghi, si va dai 1220 ai 1400 euro. Per 4 notti in Umbria si arriva a spendere 1100 euro. In Toscana si oscilla dai 440 ai 1160 euro. E in Alto Adige i pacchetti da 3 notti partono da 800 euro o mentre quelli di 7 notti variano dai 1730 euro ai 2890 euro per massaggi shiatsu, bagno cioccolato e panna, peeling, trattamenti viso, fanghi, e via aggiungendo. Il tutto, senza eventuali cenoni. Insomma l’ unico lusso che è possibile concedersi per chi queste spese non le può assolutamente affrontare, è quello di andare dalla propria estetista di fiducia e poi tornare a case e festeggiare con i propri familiari , che poi non è così negativo.
I tassi scendono, ma le difficoltà restano. Attesa per la moratoria.
dicembre 16, 2009
Può sembrare strano, ma dopo le bolle immobiliari, la crisi del settore finanziario e la generale sfiducia nel sistema creditizio, le famiglie italiane non riescono ad uscire da una situazione ormai incontrollabile e di difficile soluzione, almeno in una prospettiva di breve o medio periodo.
Gli analisti, nelle previsioni di medio raggio, infatti, non paventano soluzioni di sorta per la difficoltà di imprese e famiglie a far fronte all’acquisto di immobili, strumenti industriali, e così via.
In particolare, è ovvio, la situazione è benché pesante per le famiglie italiane, nonostante i tassi di interesse che si applicano ai mutui per l’acquisto della casa continuano a scendere e segnalano, nelle ultime rilevazioni tecniche, valori mai così in ribasso negli ultimi 15 anni. Questo, infatti, è ciò che emerge dal bollettino statistico in supplemento pubblicato dalla Banca d’Italia di via nazionale a Roma, governata da Mario Draghi, e che riguarda il mese di ottobre. Infatti, si legge dallo stesso, il tasso medio che è stato praticato alle famiglie italiane per acquistare – con dei prestiti bancari – la prima casa è stato il più basso da addirittura il lontano 1995: segnando, in particolare, una quota del 2,97%, vero e proprio record storico. A settembre, poi, lo stesso tasso medio era stato registrato su di una quota pari al 3,06%, risultato già di grande rilevanza, anche considerato il momento non propriamente roseo per tutto il settore e le tasche già di per sé martoriate degli italiani, che in qualche modo tentano di reagire alla crisi, ma gli effetti per il momento non è che siano ancora vistosi o strutturalmente rilevanti. Anzi, tutt’altro. E per far quindi fronte ad un calo perenne delle compravendite immobiliari – puntello necessario allo sviluppo sociale di un paese- l’Abi, ovvero l’associazione delle banche d’Italia, ha deciso di rendere operativa una moratoria che possa venire incontro a quelle che sono le esigenze dei consumatori italiani. Quando questo avverrà e in che modalità è ancora da definire, e non se ne verrà a capo se prima non saranno decisi punti stabili che possano dare il via all’accordo tra le parti chiamate in causa. In particolare, il principale scoglio, oltre alle questioni temporali di ammortamento o moratoria stessa (dovrebbe comunque essere di 12 mesi), va deciso quale debba essere il tetto dei mutui che in essa possano rientrare: fermandosi ovviamente alla prima casa: precondizioni necessaria e incontrovertibile. L’Abi ha proposto una cifra intorno ai 120-130 mila euro. I consumatori chiedono, invece, che venga fatto uno sforzo e tale cifra sia portata almeno a 150 mila euro.
Accordo invece sul ritardo di pagamento, che invece di 90 giorni – come inizialmente previsto – sarà esteso a 180.
Meno credito agli immigrati
dicembre 16, 2009
L’immigrazione è un fenomeno che accompagna da sempre la vita degli uomini, nella storia. Ed è un fenomeno in cui si condensano tutte le difficoltà che derivano dal lavoro, la condizione sociale, economica, i progetti di vita.
In questo periodo, in particolare, mentre l’economia stende a riprendersi e il mercato del credito tende a dare spiragli di apertura e rilancio, ma fino ad un certo e timido punto, si segnala come, invece, chi vive in Italia e lavora nel nostro bel paese, provenendo da un paese vicino o da chissà dove (dall’Asia e dall’Africa in particolare), difficilmente riesce ad accedere al credito al consumo, ai prestiti e quindi anche ai mutui per la casa, quelli sostanzialmente più importanti per i progetti di vita degli immigrati, venuti appunto a metter su radici in Italia e dare un futuro dignitoso ai propri figli.
Il credit crunch dei mutui, infatti, rischia così di diventare una vera e propria emergenza sociale, poiché è nella crisi delle compravendite immobiliari che si manifesta un disagio sociale tipicamente contemporaneo. Se è vero che in Italia la maggior parte delle case sono di proprietà, è anche vero che le ultime generazioni non riescono a comprarne una, e per lo più, quando invece ne dispongono di una, si tratta di una abitazione già comperata dai genitori. Se a questa problematica, la crisi economica non ha certo dato sviluppi positivi, il tutto si accenta per quanto riguarda gli immigrati, le cui condizioni lavorative e patrimoniali non certo facilitano l’accesso ai mutui e quindi l’acquisto della prima casa.
La contrazione dei mutui che riguardano gli stranieri, infatti, è di quasi il 25 percento. Un tasso molto alto rispetto agli altri paesi e ai cittadini nazionali in genere. Ed inoltre è una situazione che peggiorerà nei prossimi anni. Le previsioni del 2010 non sono certo rosee. Se nel 2009 gli acquisti sono stati 78 mila circa, nel 2010 tale cifra dovrebbe di poco superare 50 mila (gli analisti immobiliari parlano di 53 mila compravendite). I compratori, con una rata media di 500-600 euro, sono per lo più rumeni, indiani e quindi cinesi, che riescono, quando possono e hanno accesso ai mutui, a pagare il 20 o 30% dell’immobile subito (il valore medio è di 110 mila euro: quello totale si intende). Dove? Per lo più le grandi città, ma sorprende il primo posto di Prato, seguita, appunto, da Roma, Torino, poi addirittura Venezia, quindi ancora Milano e Bologna.
L’immigrato che si trova in Italia, quindi, è ben disposto ad impegnarsi nel costruire nel tempo una vita stabile e duratura, fondata sui cardini della socialità italiana: il lavoro, la famiglia e quindi la casa.
La Cina come speranza di prestiti e mutui
dicembre 16, 2009
Se l’economia mondiale, nella sua versione old, stenta a decollare coi suoi vecchi vizi e burocrati, c’è una parte del mondo che ha voglia di conquistare nuove fette di mercato a livello planetario. Se la Cina, infatti, ha già invaso le nostre reti produttive, distributive e commerciali a livello industriale, sta ora tentando di farlo anche su quello dei servizi in generale (al di là dei ristoranti) e stanno nascendo veri e propri colossi finanziari che hanno l’obiettivo di rinsavire il mercato dei soldi: ovvero quello degli investimenti, dei prestiti, dei mutui, degli interventi finanziari ed economici su grossa scala ma non solo. La Cina, infatti, nel suo modello economico, non paventa solo l’azione di grandi gruppi, ma anche di fitte reti organizzate. Piccole nella loro composizione, grandissime nel loro intreccio: un modello, insomma, che prende a prestito molto dalla nostra economia (ad esempio la piccola imprenditorialità), lasciandone però a casa i difetti di questa stessa economia produttiva malata: l’assoluta mancanza di sinergia. Sull’altro malanno della ricerca, invece, è ancora tutto da verificare, seppur molti analisti considerano le strategie industriali cinesi all’avanguardia.
Ma gli analisti di certo, quelli finanziari ed economici (probabilmente gli stessi che non hanno preveduto la crisi economica globale), hanno invece sottovalutato il possibile boom dei nuovi prestiti concessi dal potentato economico con gli occhi a mandorla.
Infatti, gli istituti di credito, le organizzazioni bancarie e le società finanziare hanno concesso prestiti (nella precedente mensilità), per una cifra molto elevata rispetto alle previsioni imprenditoriali: 43 miliardi di dollari (che corrispondo a 294 miliardi di yuan, ovvero la loro moneta). Ad ottobre i prestiti si erano invece fermati a 253 miliardi (cifra già elevatissima). Il che significa un aumento di oltre 40 miliardi di yuan.
Eppure, i timori, a questo punto, vengono tirati fuori con una certa cauta previsione. In effetti, un circolo così ampio di denaro potrebbe sì generare speculazioni e bolle finanziarie, ma il passato è appena alle spalle, quindi se davvero si vogliono evitare crisi e disastri economici, basta fare tesoro di quello che sta appena trascorrendo. I regolatori bancari di Pechino, difatti, hanno già immesso in atto strategie di pianificazione per contrarre l’eccesso: in un anno in particolare, i flussi non dovranno superare i mille miliardi di dollari.
Natale 2009 : gli ultimi dati
dicembre 16, 2009
La situazione anche se siamo in vista del Natale, non sembra migliorare per quanto riguarda la crisi economica che ogni giorno, occupa gran parte delle pagine di questo blog. Infatti, gli ultimi dati a disposizione, affermano che c’è una sorta di rincaro per quanto riguarda i prodotti natalizi, soprattutto per quanto riguarda gli alimentari con in testa davanti a tutti, panettone e pandoro, quindi si va verso un Natale a basso costo e di risparmio, e così il primo fine settimana dedicato agli acquisti si risolve in una generale contrazione rispetto allo scorso anno. Continua a leggere: Natale 2009 : gli ultimi dati
Natale 2009 : ecco la “Promessa di regalo”
dicembre 16, 2009
Il primo weekend di dicembre, come noto ormai da tempo, dovrebbe essere dedicato all’ acquisto dei regali di Natale. Invece, quest’ anno, non è stato certo dei più fortunati in Italia per quanto riguarda questo settore; a rivelarlo è stato prorpio il Codacons che in particolare, ha monitorato l’andamento degli acquisti nei negozi, riscontrando rispetto agli anni passati acquisti in calo anche fino al 20% nelle grandi città, come per esempio Milano e passando per la città di Roma. E visto che i saldi anticipati non ci saranno, come invece speravano i cittadini, l’Associazione propone come idea anticrisi la nuovissima “promessa di regalo” da fare a parenti ed amici se non si hanno i soldi in tasca per fare i regali prima del Natale. Il settore dove si registrano forti contrazioni degli acquisti è intanto quello degli addobbi per la casa, a conferma di come gli italiani, per passione e/o per necessità, stiano adottando il riuso ed il riciclo in questo ambito. Carlo Rienzi, Presidente del Codacons, sottolinea come con la “promessa di regalo” si potranno acquistare i regali a minor prezzo non appena cominceranno i saldi; quindi, si potrà risparmiare e gli acquisti preventivati potranno di conseguenza tornare ad essere a misura delle proprie tasche. Per chi riceve la “promessa di regalo”, basterà festeggiare il Natale con la consapevolezza che parenti ed amici non si sono scordati di noi visto che il regalo arriverà solo in un secondo tempo. In Italia, non a caso, ci sono tantissime persone che quest’anno vorrebbero fare molti regali, ma poi ci si trova costretti a sfoltire la lista per ragioni di portafoglio; con la “promessa di regalo“, invece, si possono fare più regali a più persone. E pazienza, magari, se il regalo non si potrà scartare la notte di Natale ma solo poche settimane dopo, l’ importante resta il pensiero.
Bankitalia: prestiti in calo per le imprese
dicembre 15, 2009
Da palazzo Koch, in via Nazionale in Roma, sede della Banca d’Italia, un comunicato stampa del Governatore dell’istituto fa sapere che i prestiti alle imprese, nell’ultimo periodo, hanno segnato un leggero calo, il che ha fatto nuovamente gelare le prospettive di impresa e le imprese degli imprenditori. Sopratutto di quelli più piccoli, veri e propri motori pulsanti dell’economia complessiva italiana, ma anche i soggetti più colpiti dalla crisi internazionale dell’economia e dei mercati.
I dati, in particolare, parlano di una frenata del credito concesso ai soggetti imprenditoriale per quanto riguarda lo scorso mese di ottobre (in attesa dei dati di novembre, le cui previsioni non dovrebbero avere sostanziali novità, non in positivo almeno, ma è tutto da verificare e se ne riparlerà a gennaio). Venendo ai numeri, i dati analizzati e pubblicati dalla Banca d’Italia, parlano di un sostanziale calo pari all’1,6% di prestiti in meno che riguardano, ovviamente, le imprese non finanziare ovvero produttive (commerciali, dei servizi, industriali e così via): come si diceva prima, quel complesso comparto che riguarda l’economia reale e non le speculazioni economiche finanziaramente intese.
La tendenza, nello specifico, parla di un meno 0,1% in meno di settembre, il che significa, ulteriormente, che bisogna di nuovo stare all’erta, probabilmente. Seppure i rischi di credit crunch, di stretta del credito (stallo dei prestiti concessi, rispetto alla domanda, accentuata dalla crisi stessa), sembra comunque un ricordo relativamente lontano, quanto meno scongiurato, almeno per il momento.
In tutto ciò, i dati del relativo istituto europeo delle banche e dei prestiti finanziari, ovvero della Banca Centrale Europea (o BCE) di Francoforte, presieduta da Trichet, non parlano di grande miglioramento per quanto riguarda i prestiti concessi nel vecchio continente, almeno per quanto riguarda l’area dell’euro. Anzi, sottolineano tutt’altro. Se i prestiti segnano un lieve rialzonei pagamenti (1,75% pari a 82 milioni, inoltre, aumentano i prestiti in sofferenza, segnando, nel corso degli ultimi 12 mesi, un aumento di oltre 10 miliardi.
Gli italiani e lo shopping
dicembre 15, 2009
Roma si conferma capitale anche per quanto riguarda la spesa intelligente con il 76% dei consumatori che effettua acquisti in maniera efficace, Napoli conquista la medaglia d’argento con il 58%, mentre Milano si aggiudica il terzo posto con il 50% dei milanesi che fanno una spesa intelligente. Gli italiani, sono attenti al fattore prezzo, e tendono a non lasciarsi tentare da acquisti impulsivi e si guardano in giro per confrontare i prezzi e assicurarsi la migliore offerta. Infatti, più di un italiano su due (52%) cerca di spendere il meno possibile, circa il 60% confronta i prezzi, il 51% si attiene al budget stabilito e ben il 71% ricerca prodotti in promozione. Tuttavia i risultati rilevati nelle singole città mostrano alcune differenze di approccio allo shopping intelligente. Mentre i consumatori romani e napoletani si distinguono per l’inclinazione a spendere poco (rispettivamente 63% e 61%) e per un’eccellente attenzione al budget di spesa, i milanesi sembrano essere meno sensibili al fattore costo (45% degli intervistati). I consumatori napoletani e romani, 8 shopper su 10, sono molto propensi all’acquisto di prodotti in promozione, la media scende a 5 su 10 per i consumatori meneghini. Infine, 6 napoletani su 10 esplorano nuovi prodotti, mentre i milanesi e i romani paiono avere un atteggiamento più tiepido nei confronti delle novità (46% e 45%). Per quanto riguarda invece, i metodi di pagamento utilizzati per gli acquisti viene sicuramente privilegiato il contante (86%) in tutta Italia con un picco del 95% dei rispondenti a Napoli. Le carte di credito sono però usate quotidianamente da ben il 45% dei consumatori di Milano contro un 8% di quelli di Roma e il 7% di quelli di Napoli. Questi due ultimi dati appaiono sorprendenti se si considera che rispettivamente 4 consumatori romani e 3 napoletani su 10 possiedono una o più carte di credito oltre alla carta di debito bancomat e 2 su 10 o una carta di credito o un bancomat. Nel caso dei milanesi la media dei titolari di carte di credito sale a 4 su 10.
Ed ancora, il consumatore italiano del Nord e del Centro fa regolarmente acquisti su internet. Il sondaggio infatti ha evidenziato che 7 milanesi e 6 romani su 10 fanno shopping su Internet e di questi 1 su 2 milanesi usa le carte di credito per i pagamenti, mentre sono ben 8 consumatori romani su 10 che si affidano alla carta di credito per acquistare sul web. 38% dei consumatori napoletani sono e-shopper e il 20% paga la merce acquistata su Internet avvalendosi della carta di credito. Ricordiamo che i dati di cui abbiamo parlato in questo articolo sono stati forniti da un sondaggio condotto da Visa Europe.
Natale 2009 : va di moda scambiare la casa
dicembre 15, 2009
Questa dello scambiare la casa, è una moda di cui avevamo già parlato qualche tempo fa in questo blog, ma in quel caso era riferito propriamente al periodo estivo, invece anche durante le vacanze natalizie, questa pratica sembra essere molto usuale e vantaggiosa soprattutto per chi sceglie di trascorrere le vacanze fuori dal circuito italiano. Infatti, al posto del tradizionale albergo o dell’affitto di una casa o di un appartamento si prendono accordi, tramite siti specializzati, con altre famiglie e ci si scambia la casa. New York, Londra, Parigi tutti posti che in questo modo diventano più abbordabili in un periodo in cui si pensa soprattutto al risparmio, e in condizioni normali soprattutto durante questo periodo sarebbero mete inaccessibili. Pensate che in tutto il mondo gli iscritti ai siti che organizzano questi particolari quanto utili scambi risultano essere più di 40.000. Cristina Paggetti, responsabile della filiale italiana di HomeExchange (scambiocasa.com) afferma in proposito “ i nostri iscritti in media fanno 3-4 ’scambi’ all’anno si va dai week-end a viaggi di tre settimane. E noi italiani, con le nostre ricchezze artistiche, partiamo in vantaggio: non è difficile trovare qualcuno disposto a scambiare il suo appartamento, magari a Los Angeles e Londra, con la nostra casa” ed ancora c’è anche la testimonianza di Annalisa Rossi, responsabile di homelink.it che spiega “ E il picco delle richieste lo registriamo proprio a Natale” Il costo per l’iscrizione a queste associazioni può variare ma in genere va dagli 80 ai 120 euro; nel prezzo è compreso anche il costo relativo all’assicurazione contro danni o al rischio che il viaggio all’ultimo minuto salti. Successivamente si scattano foto della propria casa e si compila l’apposito modulo. L’accordo che viene messo per iscritto può anche non limitarsi allo scambio della casa; può infatti prevedere anche lo scambio dell’automobile.
Mutui: impossibile pagare per 7 famiglie su 10
dicembre 13, 2009
Il Censis ha seguito un monitoraggio complessivo circa la situazione delle insolvenze delle famiglie di Roma. Gli esiti della ricerca non sono molto positivi, e anzi l’osservazione ci dà notizie davvero poco confortanti riguardo lo stato di salute economica delle famiglie. Dallo studio è emerso, infatti, che ben 7 famiglie su 10 sono sul filo di lana dell’insolvenza: rischiano di non poter corrispondere i propri pagamenti. Parlando in numeri, la percentuale è del 7% su 1500 famiglie usate come campione. Questo triste dato deriva dal fatto che molte famiglie chiedono agli istituti di credito, alle banche e alle finanziarie private dei prestiti; prestiti che poi non riescono ad onorare, a causa non solo delle numerose spese quotidiane, ma a volte anche dei tassi d’interesse che fanno avere un ammontare delle rate decisamente troppo elevato. Certo, per le banche è necessario verificare i requisiti delle famiglie e il livello di credito che viene loro concesso. Ma molte famiglie così rischiano ancor più seriamente di trovarsi senza la possibilità di accedere al credito e quindi di ridursi all’insolvenza, se non a situazioni ben peggiori. Molti prestiti sono stabili dal 2003, ma il loro numero è cresciuto dagli anni ’90: segno di un sempre maggiore ricorso al credito bancario, visto come unica risorsa per poter acquistare o ristrutturare la casa, o comunque di fare fronte alle spese più ingenti. Soprattutto, è cresciuto il numero delle richieste di finanziamento respinte.



