Credito meno caro e utili in calo, ma i prestiti non decollano

gennaio 11, 2010

La crisi sembra alle spalle. Così almeno dicono da più parti. Lo si scrive sui giornali, lo dicono i politici o gli esponenti di importanti istituzioni: economiche e monetarie su tutte. Eppure i dati, quelli oggettivi e statistici, sembrano andare controcorrente, e affermare che in effetti, la crisi, continua a manifestarsi. E lo continua a fare nei due ambiti principali della vita economica di una società: i cuori pulsanti dell’economia italiana, ovvero la famiglia e le piccole imprese. Ma vediamo come, attraverso la lettura di tre risultati aggregati fondamentali: il costo del credito (dei prestiti, del credito al consumo, dei mutui e dei finanziamenti in genere. Tanto ai privati quanto alle imprese che hanno bisogno di investire se vogliono sopravvivere e mantenere i posti di lavoro per i dipendenti e l’indotto diretto ed indiretto che le sostengono), gli utili delle banche e delle istituzioni finanziarie e del credito (dato non irrilevante se si pensa che è comunque da un primario beneficio bancario che passa la salute del credito. Se le banche o le agenzie del credito non trovano soddisfazione nelle loro erogazioni, meno ne faranno, alimentando il circolo vizioso della cosiddetta stretta o congelamento del credito dannoso a famiglie, imprenditori, posti di lavoro), e infine l’erogazione quantitativa dei prestiti.
I dati, infatti, di queste tre dimensioni (che ricapitolando sono: costo, utilità o profitto, domanda-offerta), non sono poi tanto incoraggianti. Vediamoli con ordine, nelle rilevazioni e nelle previsioni per l’anno economico che è appena cominciato tra speranze e paure.
Capitolo mutui. Essi sono risultati meno cari, almeno per il tasso variabile. L’Euribor a tre mesi, difatti, tocca un nuovo minimo storico, arrivando allo 0,692% per quanto riguarda il tasso interbancario di riferimento. Sulla stessa scia il tasso a sei mesi, calato di ben tre millesimi di punti percentuali. Sembra poco, ma è una tendenza storica abbastanza significativa.
Capitolo prestiti alle famiglie. Il calo, in questo settore, è del 2,9%: dato significativo. C’è chi dice in positivo (poiché se meno sono i prestiti, più liquidità c’è nelle tasche degli italiani), chi altro invece pensa in negativo (meno prestiti, meno tendenza a consumare, meno occupazione). La parola, in questo caso, più ai sociologi che agli economisti.
Capitolo banche. Se la ripresa economica è lenta, come segnala la tendenza del Pil, lo è anche il guadagno delle banche, sempre più soggette al fenomeno della sofferenza da parte degli utenti debitori: denari persi, per lo più. Meno prestiti, meno introiti: come un cane che si morde la coda e a rimetterci è sempre chi non ha liquidità, che sia il consumatore o l’imprenditore.

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