Abi: in aumento le sofferenze creditizie
febbraio 23, 2010
Il 2009, da un punto di vista creditizio e finanziario, non è stato propriamente quello che si può dire un anno sereno: quanto meno da un punto di vista economico e quindi prettamente sociale.
Lo si evince se si guardano i dati che fanno riferimento all’occupazione (sopratutto quella giovanile, e sopratutto, ancora un volta, quella meridionale), ma anche se si da una occhiata alla produzione con il PIL – il prodotto interno lordo – in una situazione sostanzialmente di stallo. Ne consegue quindi un disagio collettivo e una paura di azzardare sia a livello familiare – quindi privato – che a livello invece pubblico ovvero imprenditoriale.
Tutto ciò, ovviamente, si è riversato su un settore economico sostanzialmente in crisi anche se in lieve ripresa (magari grazie ad iniziative sia pubbliche che private, o anche addirittura prese a livello sociale: di solidarietà sociale). Si tratta dell’intero compartimento dei prestiti e del credito in generale: prestiti finalizzati, credito al consumo, mutui ipotecari o fondiari, finanziamenti a tasso fisso o variabile e così via lungo la sempre estesa lista di tipologie di finanziamenti e pratiche debitorie che riguardano sempre di più anche la popolazione italiana, quella storicamente meno avvezza a tali pratiche rispetto ai vicini di casa europei, specialmente quelli anglosassoni (per non parlare poi degli americani).
I dati statistici dell’associazione delle banche italiane, infatti, per l’anno 2009 ha segnalato un aumento delle sofferenze degli utenti debitori rispetto agli istituti di credito (banche e società finanziarie e creditizie), che hanno concesso prestiti e mutui.
Nel 2009, infatti, le quote non esigibili o comunque difficilmente esigibili, sono ammontate a quasi 60 miliardi. Una quota veramente molto alta di sofferenze (leggasi mancati pagamenti). Ma il dato diventa vieppiù significativo se lo si raffronta a quello del 2008, quando le sofferenze e quindi la mancanza dei rimborsi previsti era un poco superiore ai 40 miliardi (l’aumento è di oltre il 40%, pari a quasi 18 miliardi: cifre da capogiro).
La crisi, quindi, sembra non essere assolutamente finita, anche se va considerato l’effetto domino dei mesi difficili del 2008, che naturalmente si stanno protraendo in questi mesi, e probabilmente faranno sentire il loro peso anche nel corso del 2009, quando Tan e Taeg (rispettivamente tasso annuo nominale e tasso annuo effettivo globale) dovrebbero far segnalare riprese in termini di concorrenza sul mercato, ma anche difficoltà finanziarie non ancora risolte.
4 Risposte a “Abi: in aumento le sofferenze creditizie”
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Purtroppo l’aumento delle sofferenze cioè dei clienti che fanno sempre più fatica a pagare le rate provocherà sempre più lo stringimento dei parametri per la concessione del credito!
ottimo post
L’errore che secondo me viene commesso ormai da anni da molte famiglie italiane e proprio quello di accendere un mutuo non badando bene alla differenza tra affitto e rata del mutuo.
La frase ormai famosa è…alla fine ti ritrovi la casa…ma quando ci è costata questa casa!!!
Una vita di rinunce, di sacrifici per poi trovarci a 75 anni ad essere proprietari di una appartamento che ci è costato il doppio se non il triplo del valore.
Io resto del parere che comperare la casa è un investimento se si ha almeno la metà dell’importo e che la durata non superi i 20 anni.
Chi compra servendosi del 100% del finanziamento non fà nessun investimento ma di sicuro si indebbita per una vita e gli unici che fanno l’affare sono la banca e chi vende.
Io pago 500 euro al mese di affitto, per comperare la mia casa o una simile mi tocca sborsare dalle 700 alle 1000 euro al mese per 35 anni, tasso variabile e quindi a rischio.
Un tasso fisso mi costerebbe 1150 euri al mese, quindi per un mio ragionamento dico, le 500 o le 600 euro che risparmio al mese me le godo, mangio più spesso la pizza, mi giro almeno l’italia e faccio la spesa nei supermercati…non nei discount…
grazie delle utili info!