Myco : ecco il programma per la contabilità di casa
ottobre 14, 2010
Soprattutto in momenti di crisi come quello che purtroppo stiamo vivendo, può capitare che il risparmio sia il primo guadagno.
Se si spende di meno, si guadagna di più: in questa ottica, avere un chiaro quadro delle spese domestiche può essere molto utile. Al giorno d’oggi, infatti, il bravo risparmiatore sa avvalersi degli strumenti informatici per controllare il proprio portafoglio. Tra i tanti software disponibili per il monitoraggio delle spese domestiche, uno è gratuito: Myco. Myco, è un programma per la contabilità casalinga. Può essere reperito senza troppe difficoltà su internet gratuitamente ed è molto utile, per chi desidera tenere sotto controllo le normali e inevitabili spese mensili tipiche della contabilità casalinga. Il software offre la possibilità di suddividere le voci di spesa in diverse classi, separando quelle per la casa da quelle per l’auto; quelle per i divertimenti dalle bollette. Dopo avere suddiviso le voci di spesa facendo ricorso allo schema più funzionale alle proprie esigenze, sarà possibile visualizzare e stampare il resoconto della contabilità casalinga secondo una determinata data o classe. Myco, inoltre, permette di inserire il budget annuale delle spese e quindi, a consuntivo, di stampare e prendere visione del confronto tra previsioni e spese effettuate,
Costo della vita : è allarme
settembre 29, 2010
Qualche ragione per lamentarsi gli italiani la hanno sempre, infatti, uno studio realizzato dall’istituto di credito svizzero Ubs attesta l’elevato livello del costo della vita nelle città del Belpaese. Nello specifico, confrontando il livello dei prezzi e dei salari, la banca elvetica ha scoperto che Roma è più cara di Milano, ma che entrambe le metropoli sono posti meno convenienti per vivere di molti altri angoli del mondo.
Analizzando i dati raccolti da Ubs (che ha preso in considerazione costo della vita e livello dei salari in vari entri urbani), il Casper (Comitato contro le speculazioni e per il risparmio) ha evidenziato le innegabili difficoltà con cui si trovano a dover convivere ogni giorni gli italiani. L’organismo, cui aderiscono le associazioni Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Unione Nazionale Consumatori, non ha potuto sorvolare sulla graduatoria attinente il potere d’acquisto dei cittadini. Nella speciale classifica, Roma si piazza al 41/mo posto e Milano, capitale economica d’Italia, non riesce a oltrepassare la 27/ma posizione.
Meglio di entrambe hanno fatto anche città come Mosca, Johannesburg, Lubiana, Taipei, Atene o Nicosia. Secondo le associazioni dei consumatori i risultati dell’indagine dipingono uno scenario non certo facile. La costante crescita di prezzi e tariffe e la sostanziale stabilità dei salari, a loro dire, sarebbero condizioni che impediscono a molti di mantenere un adeguato tenore di vita. Il timore espresso dagli analisti del Casper è che nel contesto di crisi che si è creato, i cittadini italiani risultino oltremodo penalizzati rispetto agli abitanti di altri Paesi e rischino di scivolare in sempre maggior numero verso la fascia di povertà.
Pensioni : ecco alcune novità
settembre 29, 2010
Arrivano importanti novità sul fronte pensionistico e di anzianità, così come comunicato dall’Inps, Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale, che ha sottolineato alcuni importanti cambiamenti che verranno attuati dal 2011. A partire da gennaio, infatti, il diritto alla decorrenza della pensione di vecchiaia e di anzianità, scatta dopo dodici mesi dalla maturazione dei requisiti per la pensione sia contributivi, sia anagrafici.
Questo particolare tipo di novità della riforma delle pensioni 2011 riguarda i lavoratori dipendenti, mentre quelli autonomi vedranno scattare la decorrenza dopo addirittura 18 mesi. Importante, e da sottolineare, è che tutto ciò non riguarda assolutamente il lavoratore che matura i requisiti anagrafici e contributivi entro il 31 dicembre 2010.
Per i pensionati con reddito da pensione inferiore a 18mila euro annui per i quali risulti un debito di imposta superiore a 100 euro, l’Inps effettuerà il recupero in undici rate fino al mese di novembre dell’anno successivo, e la medesima cosa è prevista per il canone Rai. Le novità riguarderanno coloro i quali maturano il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia a 65 anni per gli uomini e a 60 anni per le lavoratrici del settore privato, i lavoratori del settore pubblico che maturano il diritto al pensionamento per età e contributi, nonchè i lavoratori e le lavoratrici iscritti all’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti, e a fondi sostitutivi, esclusivi ed esonerativi, che maturano il diritto al pensionamento secondo le regole generali vigenti nei propri ordinamenti Sono inoltre comprese le lavoratrici iscritte alle forme esclusive di assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti.
Contributi da riscatto : ecco alcune informazioni utili
settembre 22, 2010
Oggi, parliamo, dei contributi da riscatto che possono definirsi come contributi che vengono accreditati a seguito della facoltà concessa al lavoratore o al pensionato di coprire periodi, altrimenti privi di contribuzione. A differenza dei contributi figurativi, il cui accredito è gratuito, il riscatto si deve pagare, e si perfeziona con il pagamento di un importo (cosiddetta “riserva matematica”) corrispondente agli oneri che l’Inps si assume con il riconoscimento dei periodi riscattati.
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Cancellazione di un protesto
settembre 13, 2010
Quando un utente, in qualità di debitore, viene meno al patto o al contratto stipulato con il suo creditore, esso può venire incontro alla registrazione come protestato.
Il debitore, infatti, è un soggetto che ha dei titolo da riconoscere nonché dei pagamenti da effettuare verso specifici soggetti, che possono di vario genere: una società di forniture gas, elettricità, acqua, un’agenzia di mediazione creditizia o un istituto di credito, una banca o un ente finanziario, un esercente commerciale o un normale privato, e così via. Il protestato, quindi, diventa tale quando non paga le bollette, le rate di rimborso di un acquisto o di un prestito, se lascia scoperto un assegno o non riconosce una cambiale e così via.
Prima che venga naturalmente iscritto presso l’albo dei protestati, ovviamente, c’è una procedura atta a convincere il debitore a pagare.
Innanzitutto, una volta accertato il mancato pagamento, il creditore invia un sollecito. Lo si può fare per iscritto tramite lettera, tramite una telefonata o addirittura tramite sms. Dipende dai casi. Se il debitore risponde negativamente anche dopo tale richiamo, il creditore allora si rivolge ad una apposita autorità, che viene denominata ufficiale levatore e che viene svolta da varie figure pubbliche quali autorità giudiziarie, segretari comunali, notai. Tale figura, tramite un presentatore, notifica di persona a casa del debitore insolvente, il suo stato finanziario e lo invita a pagare. Se ciò non avviene, allora il levatore iscrive la persona soggetta al protesto in un registro che a ogni inizio mese viene inviato presso il Presidente del Tribunale competente e presso il Presidente della Camera di commercio.
Quest’ultimo ufficio, entro dieci giorni dalla notifica, pubblica il nome del protestato presso un apposito Registro informatico dei protestati istituito con il decreto legge 316 del 2000. Qui, ove i soggetti competenti possono accedere mediante autenticazione sul web, si trovano informazioni circa l’anagrafica del soggetto protestato e informazioni circa gli strumenti finanziari non coperti: rate, tratte, cambiali, vaglia, assegni, bollettini e così via, con lo scopo che le società che offrono servizi finanziari e creditizi di varia natura nonché di altro genere, si guardino bene dal farlo a tali soggetti.
Da questo registro però, l’utente designato può chiederne cancellazione prima dei cinque anni previsti dalla legge, ma solo nel caso in cui i titoli vengono saldati, compresi gli interessi di mora ed eventuali altre spese, e che da tale operazione sia passato almeno un anno. Infatti, anche se pignorato dai suoi beni, il protestato rimane comunque nella lista nera se comunque non paga.
Se paga prima che ciò avvenga, avviene però la cancellazione suddetta. Ma previa specifica richiesta.
Quest’ultimo atto documentale di riabilitazione, deve essere presentato al Tribunale, cioè al suo presidente. Esso, poi, in caso di accettazione e quindi esito positivo, emana uno specifico decreto (se non lo fa si può ricorrere in appello), che il cliente deve poi presentare al presidente della Camera di commercio per vedersi quindi cancellato. Se ciò non avviene l’utente debitore deve ricorrere al giudice di pace per vedersi valere i propri diritti.
Ma se l’istanza di cancellazione viene approvata, l’utente si vede immediatamente cancellato dal registro, senza lasciare nessuna traccia: chi viene cancellato, infatti, è come se in quel registro non fosse mai stato iscritto.
Carte di credito e bancomat
agosto 31, 2010
Oggigiorno, il denaro in contante in circolazione è sempre meno utilizzato, e per i pagamenti presso negozi, distributori di benzina, pedaggi autostradale, ristoranti, e così via, ma anche per effettuare ricariche telefoniche, pagamenti rateali, acquisti su internet e via dicendo, ciò che viene utilizzato e ciò che risulta sempre più comodo nonché necessario sono le carte elettroniche di pagamento.
Si distinguono sostanzialmente in due tipologie: carta di debito e carta di credito. Spesso l’una collegata all’altra, ma emesse, ancora più spesso, da soggetti differenti che operano in regime di partnership o anche indipendentemente l’uno dall’altro.
Le carte di debito, emesse tramite la tipica carta bancomat, è direttamente collegata a un conto corrente bancario o postale. La carta bancomat è un badge con una banda magnetica, e con essa è possibile fare prelievi attraverso gli specifici sportelli bancomat o presso le filiali della banche preposta a tali prelievi. Inoltre la carta bancomat è utilizzata per i pagamenti tramite POS, ovvero i terminali che sono presenti presso ormai tutti gli esercizi commerciali. Ed è questa la comodità di questo strumento.
Per la lettura delle informazioni, necessarie alla buona riuscita delle transazioni, il badge carta bancomat dispone di una banda magnetica, la quale permette di interfacciarsi con gli strumenti tecnologici di pagamento. Nelle carte di ultima generazione, invece, è stato implementato uno standard che aumenta la sicurezza dei pagamenti on line. Tale standard è visibile sulla parte frontale della carta tramite un chip, sviluppato grazie all’impegno di Europay, Mastercard, Visa che, operanti nel sistema delle carta di credito, hanno dato vita all’innovazione dell’EMV.
Il denaro tramite il quale si effettuano i pagamenti è, ovviamente, quello del proprio corrente. Per questo le carte bancomat sono definite carte di debito; tale strumento non ha un costo, se non quello di sostituzione, proprio perché i costi di gestione sono già previsti e recuperati tramite le spese che il cliente sostiene nel mantenere attivo il proprio conto corrente.
La differenza con le carte di credito è quindi sostanziale e di notevole importanza. Se quindi ambedue permettono di disimpegnarvi dalla necessità di portare con sé i contanti nel portafogli, e quindi di poter fare acquisti ovunque ci si trovi (ormai le carte sono tutte internazionali), le carte di credito hanno un plus di grande valore.
Innanzitutto quello di offrire un credito mensile. Emesse dalla stessa banca o da un istituto ad essa collegata, le carte di credito, naturalmente, prestano – o meglio anticipano – del denaro che verrà poi restituito tramite il conto corrente o, in certi casi, tramite un saldo con bonifico o bollettino. Le carte in questione, inoltre, permettono di avere accesso a pagamenti rateali, a servizi di pagamento on line e su internet, ad avere finanziamenti personalizzati.
Questa tipologia di pagamento, infatti, è quella prediletta dalle aziende, che la vedono come lo strumento più sicuro per i pagamenti effettuati nel tempo. Inoltre, punto di forza di questo strumento è la restituzione del denaro speso anticipatamente.
Esso, infatti, può essere reso tramite diverse modalità, e quindi le carte, sostanzialmente, si distinguono in carte a saldo o carte revolving. Quelle a saldo prevedono che il denaro prestato durante il mese corrente, venga restituito, tramite il proprio conto corrente, e in somministrazione unica, entro il 15 del mese successivo. Le carte di credito revolving, invece, permettono di saldare l’anticipo del credito prestato, tramite comode soluzioni rateali, secondo la somma e considerate le particolari esigenze del cliente. Tutto ciò, naturalmente, ha dei costi, per cui sul plafond e sul fido, ovvero la somma massima e quella garantita dalla banca o dall’istituto creditizio che emette la relativa carta, verranno quindi calcolati dei costi sugli interessi e sulle spese di gestione. Il Taeg applicato alle rateizzazioni, normalmente, oscilla tra il 20 e il 25%.
Ultimamente le carte di credito, anche e sopratutto per ragioni di marketing e strategie concorrenziali, hanno stipulato particolari accordi con varie aziende e grandi catene di distribuzione al dettaglio, per poter offrire alla clientela servizi particolarmente vantaggiosi per l’accesso al consumo presso i due soggetti considerati. Si tratta, in questo caso, della carte Co-Branded, o anche dette brandizzate.
Le truffe legate alle carte di credito
agosto 30, 2010
La sicurezza delle carte di credito passa dalla conoscenza dei truffatori e dei loro metodi. Studiando e capendo da un punto di vista tecnico e strategico le varie illiceità messe in pratica dai truffatori, nonché i sistemi tecniche e procedurali di tali soggetti, mette al riparo i clienti che pagano tramite carta di credito, bancomat e carte ricaricabili, nonché tramite le varie smart card evolute e sviluppate negli ultimi anni, da gravi truffe, clonazioni, addebiti irregolari e trappole.
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Modalità di cancellazione: come cancellare un protesto
agosto 26, 2010
Essere iscritti presso il Registro informatico dei protesti non è una cosa positiva, poiché questa situazione provoca problemi di natura finanziaria e civile se non addirittura penale. Il protestato, infatti, può subire azioni di regresso, ovvero precetti, pignoramenti, interdizioni, revoche di carte di credito, blocchetto assegni e così via.
Ma essere dei protestati significa anche rendere difficile l’accesso ad ulteriori strumenti di pagamento o servizi di altro tipo. Chi è protestato, infatti, oltre a diventare cattivo pagatore e inserito in apposita banca dati consultata dagli istituti finanziari e del credito, ha difficoltà ad ottenere prestiti, a fare acquisti a rate, a intestarsi linee telefoniche ad abbonamento nonché altre utenza di diversa natura e via dicendo. Insomma, non è una buona cosa.
Se quindi per un vario motivo si è iscritti in tale registro, su richiesta del presidente della Camera di commercio, conviene farsi cancellare.
Tale iscrizione avviene quando non si vuole riconoscere un titolo, e non lo si paga nemmeno dopo i solleciti del creditore. Fatti questi il soggetto che ne deve intascare il pagamento lo passa presso un ufficiale levatore (che è una carica ricoperta per legge da un segretario comunale, da un notaio o da un ufficiale giudiziario). Questo richiede a domicilio il pagamento del corrispettivo, avvalendosi di un presentatore o messo. Se il pagamento continua a non avvenire, l’utente viene iscritto, dal levatore, su di un registro, che viene inviato al presidente del tribunale e al presidente della camera di commercio. Questo, entro dieci giorni, iscrive il soggetto insolvente presso il Registro informatico dei protestati, istituito con il decreto legge 316 del 2000.
L’utente a questo punto, ha due possibilità: rimanere sul registro consultabile in tutta Italia da chi ha rapporti finanziari o economici (e potenzialmente averli con lui e quindi negarglieli; oltre che subire un pignoramento), oppure chiederne la cancellazione.
In questo secondo caso ha ulteriori due possibilità: richiedere la cancellazione entro 20 giorni o richiederla dopo un anno. In ogni caso dopo aver pagato il titolo, al di la del pignoramento.
Nel primo caso il richiedente ha facoltà di pagare il titolo entro un anno. Se così si comporta, egli ha il diritto di chiedere la cancellazione dal protesto entro 3 settimane, presentando specifica istanza al presidente della Camera di commercio.
La domanda in carta bollata deve allegare – oltre a un documento di riconoscimento in corso di validità – l’atto di protesto e quindi il titolo di quietanza, ovvero la ricevuta o il certificato attestante il pagamento dovuto con la relativa data di esecuzione formale. In assenza di questa il debitore deve farsi rilasciare una dichiarazione scritta da parte del creditore, che attesti il saldo del debito.
Nel secondo caso, invece, il debitore paga il titolo dopo 12 mesi da quando è stato levato, cioè da quando l’ufficiale pubblico glielo ha notificato. In questo caso allora le tempistiche sono differenti. Il debitore, infatti, prima di richiederne la cancellazione – dal registro si intende – deve chiedere al presidente del tribunale di rilasciargli una dichiarazione di rettifica, che viene effettuata tramite l’emanazione di un decreto di riabilitazione, anche corredandolo con documenti che ne giustifichino il siffatto ritardo, come previsto dalle leggi 108 del 1996 e 235 del 2000.
Ottenuta questa documentazione, unitamente ai certificati che si presentano in caso di richiesta di cancellazione prima dei 12 mesi, l’utente consegna al presidente della Camera di commercio il provvedimento di riabilitazione che gli ha rilasciato il tribunale, e ne chiede – ed eventualmente ottiene – la cancellazione dal Registro informatico dei protestati entro 20 giorni. Dopodiché non rimane più nessuna traccia dell’ex debitore su tale lista.
Mense scolastiche : arriva il menù a km zero
agosto 17, 2010
Arriva anche nelle scuole il menu a chilometri zero con l’elaborazione di piatti secondo i principi di un’alimentazione equilibrata, ma anche considerando la varietà e la stagionalità dei cibi, utilizzando anche proposte di alimenti tipici della regione di residenza.
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Economia : molti fuggono dal Sud
agosto 3, 2010
Da Sud a Nord, come succedeva già diversi decenni fa, le regioni centro-settentrionali del nostro Paese sono ancora molto frequentate da persone in cerca di lavoro, che tentano di fuggire da uno scenario economico depresso come da anni non si verificava. È questa la fotografia dell’Italia scattata dal Rapporto Svimez sull’economia nel Mezzogiorno: viste che le regioni meridionali offrono poche opportunità lavorative, i loro abitanti scappano al Nord.
Secondo le ultime rilevazioni effettuate, il 14% delle famiglie residenti nella parte meridionale del Paese vive con meno di 1000 euro al mese, un dato che risulta tre volte superiore rispetto a quello fatto registrare nelle altre zone d’Italia (5,5%). Se a questa componente si aggiunge che – per quanto emerge dalle statistiche – da ben otto anni consecutivi il Pil del Centro-Nord cresce più di quello del Meridione (fatto mai avvenuto dal dopoguerra ai giorni nostri), si comprende la nuova ondata di emigrazione. Ad alimentare i flussi migratori sono soprattutto le giovani leve. Complessivamente, tra il 1990 e il 2009 sono quasi 2 milioni e 385mila le persone che hanno lasciato la propria regione di origine puntando al Centro-Nord. È questa, infatti, la meta preferita da 9 su 10 dei nuovi emigranti.




