Viaggi: i dati del 2009

Febbraio 18, 2010

Vistosa diminuzione del numero dei viaggi degli italiani nell’ anno passato. Il calo rilevato dall’Istat è dell’8 per cento. I viaggi con pernottamento effettuati dai residenti in Italia, sono stati 113 milioni e 46mila, per un totale di 676 milioni e 244mila notti.

In particolare, i viaggi di vacanza, che pesano per l’86,6% sul totale, mostrano una diminuzione dell’8,3%, dovuta alla consistente diminuzione delle vacanze brevi. I viaggi lunghi, con almeno 4 notti, si mantengono stabili, così come i pernottamenti.  Diminuiscono e anche di un pò,  i viaggi di vacanza con l’obiettivo di far visita a parenti o amici, soprattutto se effettuati in occasione di vacanze brevi che magari vengono sfruttate per altri scopi  Anche nel 2009 si preferiscono gli alloggi privati soprattutto in occasione dei soggiorni trascorsi in Italia, mentre le strutture ricettive collettive sono scelte di più nei viaggi all`estero.  Non cambia nel 2009 la modalità di organizzazione del viaggio: quelli senza prenotazione sono il 45,8% e, in occasione di brevi spostamenti, ed è  questa la forma di organizzazione preferita (59,7%).  I soggiorni per i quali si fa una prenotazione diretta sono circa il 43%, con una maggior incidenza in occasione di spostamenti per lavoro (64,1%). Tramite agenzia o tour operator si organizza circa il 10% dei viaggi, con un aumento per le vacanze lunghe (16%) e di lavoro (8,8%).  Anche la quota dei viaggi effettuati prenotando su internet alloggio e/o trasporto è “abbastanza stabile”, con il 23,9% dei viaggi.

Tra le destinazioni italiane si confermano le graduatorie del 2008: Lazio, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia e Veneto. Tra le mete estere, la Francia è ancora una volta il paese più visitato (17,8% dei viaggi), seguita da Spagna (13,3%) e Germania (8,2%). Francia e Spagna si confermano anche mete di vacanza principali. Anche nel 2009 il principale mezzo di trasporto è l`automobile (65,7% dei viaggi), mentre l`aereo e il treno si utilizzano, rispettivamente, per il 15,7% e l`8,3% dei viaggi.

Marzo 2010 : visite gratis per cani e gatti

Febbraio 18, 2010

Avere un gatto o un cane significa prendersi cura di una creatura che necessita di moltissime  attenzioni, più di quante ne possiamo immaginare. Infatti, mentre i gatti sono più indipendenti, i cani hanno più esigenze e desiderano ogni istante l’attenzione del  loro padrone. Occorre anche occuparsi della salute del proprio animale. Solo il 25% degli italiani che possiedono cani o gatti li porta regolarmente dal veterinario per una visita di controllo almeno una volta l’anno.

 «Stagione della prevenzione» è il nome dell’ iniziativa promossa dall’Associazione nazionale medici veterinari italiani (Anmvi) e da Hill’s Pet Nutrition, con il patrocinio della Federazione nazionale degli ordini veterinari e del ministero della Salute. Il sottosegretario Francesca Martini, titolare della delega sulla veterinaria, sottolinea quanto sia importante salvaguardare la salute dei propri animali. Chi decide di assumersi la responsabilità della vita di un animale – afferma – ha il dovere di assicurargli il benessere psicofisico.

La campagna suddetta,  coinvolge circa 3.200 medici veterinari in tutta Italia che a marzo saranno disponibili per visitare gratuitamente presso i rispettivi studi cani e gatti. Per prenotare la visita, si può telefonare al numero verde 800189612 così è possibile  conoscere i nominativi e gli indirizzi dei medici che hanno dato la propria disponibilità a questa bella iniziativa. L’iniziativa – afferma Marina Debernardi, amministratore delegato di Hill’s Italia – ha come obiettivo il confronto tra proprietari e veterinari: sono loro i veri artefici della salute degli animali. In tempi di crisi economica iniziative come queste possono essere uno stimolo alle famiglie a non considerare la salute dei loro amici di casa come un qualcosa di superfluo.

Canie gatti per la nostra legislazione fiscale sono considerati beni di lusso – sottolinea ancora  Carlo Scotti, presidente dell’Anmvi – e non a caso su tutto quello che li riguarda, a partire dalle prestazioni mediche, è prevista un Iva al 20%.

Cure mediche : crisi

Febbraio 16, 2010

La crisi economica si abbatte  anche  sulla salute: infatti,  un italiano su dieci ha avuto difficoltà a saldare i conti  delle spese mediche, e vi ha rinunciato. Le famiglie più colpite sono come sempre purtroppo, quelle a basso reddito, le famiglie monoparentali e quelle con malati cronici. Il dato emerge da un’inchiesta condotta da Altroconsumo su un campione di oltre 1.100 cittadini italiani fra i 25 e i 74 anni. Un terzo di chi non ha avuto accesso alle cure mediche per motivi economici ritiene che questo abbia avuto conseguenze serie, soprattutto per i più piccoli. Continua a leggere: Cure mediche : crisi

Findomestic : migliora la fiducia degli italiani

Febbraio 16, 2010

Secondo l’Osservatorio Findomestic, dagli ultimi dati forniti,  la fiducia degli italiani sulla situazione complessiva del Paese è in ripresa: è interessante vedere come i primi mesi dell’anno abbiano sempre rivelato una tendenza positiva che, in questo caso, potrebbe aiutare anche  una ripresa dei consumi. Analizziamo adesso i vari settori. Per il settore del tempo libero: crescono solo le attrezzature sportive, probabilmente spinte dalla stagione dei saldi, mentre le attrezzature per il fai da te, i viaggi e le vacanze registrano un trend negativo.
Elettrodomestici: in crescita i piccoli, stabili i bianchi, mentre calano decisamente TV, Hi Fi e video. Nel mese di gennaio l’acquisto di piccoli elettrodomestici è stata la categoria che ha fatto registrare il maggiore aumento nelle intenzioni d’acquisto, passando dal 16,1% di dicembre al 22,9% di gennaio.
Il settore  TV, video e Hi Fi sconta  invece il boom dei mesi precedenti originato dalla buona performance  dei  televisori di ultima generazione a basso prezzo. E’ invece in lieve crescita il prezzo medio previsto per l’acquisto di questa categoria di beni con 658€, contro i 594€ di dicembre. La telefonia è in leggero aumento mentre il comparto PC ed accessori risulta in calo.
Autoveicoli e motoveicoli: le previsioni legate all’acquisto di auto nuove segnano una lieve crescita mentre sono in calo quelle di  auto usate, di motocicli e di scooter.

La previsione d’acquisto di auto nuove registra una lieve crescita dopo mesi di calo costante. I valori, comunque, rimangono assolutamente in linea con quelli registrati negli anni precedenti. La cifra massima che si può spendere  per comprare l’auto nuova è in media poco meno di 18.000€, con una diminuzione di circa 1.500€ rispetto al mese precedente; anche quella per l’auto usata è in calo e si attesta attorno ai 7.800€; mentre quella per motocicli e scooter è di 2.200€ circa (più che dimezzata rispetto al mese precedente).
La categoria dei motocicli/scooter conferma ancora una volta il suo andamento altalenante con il calo di gennaio.

Arredamento e casa:  Le previsioni d’acquisto/ristrutturazione di abitazione sono in calo rispetto al mese precedente e confermano i valori di gennaio 2009. Quelle concernenti l’acquisto di mobili, al contrario, confermano il buon andamento già rilevato a fine 2009 e fanno registrare valori simili a quelli pre-crisi. La cifra massima spendibile per questo ambito,  si conferma in aumento ed è mediamente di poco inferiore ai 4.000€.

Vendita casa: è crisi

Febbraio 8, 2010

Quanto ci vuole per vendere una casa oggi in Italia? Dagli ultimi dati pervenuti ci vuole un po’ di tempo rispetto agli anni passati. Nelle grandi città le tempistiche di vendita si aggirano intorno ai 156 giorni contro i 137 giorni registrati esattamente un anno fa. Questi, sono i risultati di un’analisi realizzata dall’Ufficio Studi Tecnocasa che ha preso in esame l’andamento dei tempi medi di vendita degli immobili nell’ultimo anno.

Il periodo analizzato va da Gennaio 2009 a Gennaio 2010. Si sono considerate le grandi città ed i rispettivi hinterland e i capoluoghi di provincia. Invece rimangono stabili i tempi di vendita nei capoluoghi di provincia con una media di 167 giorni contro i 168 di Gennaio 2009.

Ma il tempo maggiore necessita se si desidera vendere una casa che è posizionata  vicino alle grandi città, precisamente nei comuni dell’hinterland. In questi comuni le vendite hanno fatto registrare 188 giorni come periodo medio per vendere un appartamento contro 174 di Gennaio 2009. Più in dettaglio Palermo, Verona e Milano sono le città i cui tempi di vendita sono maggiori.

Nella città siciliana occorrono 216 giorni, contro i 182 giorni della provincia veneta e i 179 giorni del capoluogo lombardo. Tra i comuni dell’hinterland la tempistica maggiore si registra nella province di Palermo con 231 giorni, a seguire troviamo  Verona con 220 giorni. E i prezzi degli immobili continuano a scendere inesorabilmente, vista la situazione prospettata. Ubh ha monitorato i primi 30 comuni capoluogo per numero di residenti. A gennaio, secondo l’ufficio studi di Ubh, si evidenziano i cali di prezzo dell’8,3% medio di Palermo, che raggiunge però il 13% se si prendono in considerazione le periferia; del 7,9% di Napoli, col calo del 12% in periferia; del 4,8% di Venezia. Milano perde il 6,6%, ma la flessione diventa del 13,1% in periferia e Roma il 6,7%.

Italia : una famiglia su 3 non arriva a fine mese

Febbraio 4, 2010

Una famiglia su 3 non arriva a fine mese. Continuano per questo motivo  a ridursi le spese per tempo libero, vacanze, pasti fuori casa e non stupisce se, oggi, il 47,1% di famiglie veda peggiorata la propria situazione economica (2 anni fa erano il 37,6 per cento).
Dito puntato primariamente,  contro le banche: nonostante, denuncia l’annuale rapporto Italia, presentato, a Roma, dall’Eurispes, abbiamo ricevuto aiuti pubblici per circa 3mila miliardi di euro (più o meno il doppio del Pil italiano), di cui 1.264 miliardi solo in Europa (49 istituti destinatari), i prestiti destinati a risollevare il settore privato, famiglie e imprese, sono in costante calo: nell’area euro, a ottobre scorso, segnavano una diminuzione dello 0,8% su base annua e dello 0,3% su base mensile.

Le banche sono troppo care e distanti dalle esigenze delle famiglie. La bocciatura emerge dal sondaggio  che è stato condotto dall’Eurispes per il suo Rapporto Italia 2010. A giudicare eccessivamente onerosi i prestiti concessi dagli istituti e’ il 45,2% degli intervistati. Ma cio’ che maggiormente viene contestato al sistema creditizio e’ la sua lontananza dalle esigenze della gente comune. L’86,1% del campione ritiene infatti,  che le banche non siano in alcun modo (46,6%) o poco (39,5%) in grado di farsi carico dei problemi e delle necessità delle famiglie. Il 55,2% degli italiani e’ inoltre molto convinto che le banche diano credito solo a chi dimostra gia’ di possedere beni e l’84,1% le giudica esose.

Molta diffusa è anche  l’idea che le banche diano credito ai potenti indipendentemente dalle garanzie: appartiene al 71,5% degli intervistati. Il 75,7% degli italiani pensa che gli istituti di credito raccolgano i risparmi tra i piccoli per finanziare i grandi. Appena il 16,5% giudica le banche importanti per finanziare le imprese. Insufficienti anche i servizi offerti: il 78,4% del campione ne da’ un giudizio negativo o appena sufficiente.

La tornata di privatizzazioni di alcuni servizi pubblici inoltre, ha prodotto risultati abbastanza modesti sul fronte del miglioramento delle prestazioni a favore dei cittadini: il 61,9% degli italiani giudica alquanto deludente la qualità dei servizi resi dalle nuove Spa.

I redditi degli italiani : ecco la situazione

Gennaio 25, 2010

Questa è la fotografia dei redditi italiani paragonati a qualche anno fa, vediamo come è cambiata la nostra situazione. Come testimonia un’indagine del Tesoro, prima che iniziasse la crisi, nel 2007, il reddito medio dei contribuenti italiani sottoposti agli studi di settore (circa 3,7 milioni di soggetti, per due terzi persone fisiche) è stato, per le persone fisiche, di circa 26.300 euro. Ma qual è, con precisione, la fotografia dei redditi dei lavoratori autonomi italiani prima della tempesta che ha sconvolto gli scenari economici mondiali di tutto il mondo?

Secondo le dichiarazioni dei redditi, nel 2007, guardando ai macrosettori e ai valori medi, si andava da circa 22.900 euro nel commercio a un massimo di 43.400 euro per i professionisti. Il dato che emerge con maggior chiarezza , però, è  come al solito, il forte divario esistente tra i redditi medi dichiarati al Nord e al Sud. Infatti, i lavoratori autonomi calabresi, hanno denunciato un reddito medio pari a 16.500 euro.

Nell’intero meridione, la media sale a 19200, ma risulta ancora lontanissima dai 33900 euro medi dichiarati in Lombardia (che nella graduatoria è seguita da Trentino, 31700 euro, Friuli e Veneto, 29800 euro). Le 25 province in cui gli autonomi dichiarano redditi inferiori ai 20000 euro si trovano tutte al Sud (Vibo, Cosenza, Crotone e Enna sono agli ultimi posti).

Al vertice della classifica, invece, c’è  la provincia Milano, con 36500 euro medi dichiarati. Se si calcola che il reddito medio dei contribuenti (compresi i dipendenti e i pensionati) è stato nel 2007 di poco sopra i 18.300 euro, si scopre che non tutte le categorie di autonomi, stando alle dichiarazioni, hanno guadagnato di più. Se, infatti, è andata meglio a macellai e alimentari (22.500 euro), profumieri (24.900 euro), ingegneri (28.300 euro) e avvocati (49.100 euro), è andata peggio sicuramente  a parrucchieri, barbieri ed estetisti (10400 euro) e lavoratori autonomi del settore ricreativo e sportivo (13.400), che sono i settori che maggiormente risentono del periodo negativo che stiamo vivendo.

Indennità di disoccupazione : 2009, anno record di richieste

Gennaio 20, 2010

A causa del lavoro che scarseggia sempre di più, e che non permette a nessuno di poter programmare il futuro,  lo scorso anno, in base ai dati dei primi 11 mesi del 2009, in Italia sono state presentate la bellezza di 1,7 milioni di domande di indennità di disoccupazione.

A rilevarlo è  stata la Cgil che, in particolare, non ha nascosto la propria preoccupazione in merito a quei lavoratori che, avendo fatto richiesta di indennità all’inizio dello scorso anno, adesso sono in scadenza dei termini per la fruizione del beneficio. Trattasi, nello specifico, dei lavoratori che, avendo meno di 50 anni, percepiscono l’indennità di disoccupazione per un periodo pari ad otto mesi anziché 12.

Secondo Fulvio Fammoni, segretario confederale della CGIL, occorre risalire a quante persone, rispetto al totale di 390 mila che hanno chiesto l’indennità di disoccupazione nei primi quattro mesi dello scorso anno, il beneficio è scaduto o sta per scadere; trattasi tra l’altro di dati pubblici che vanno resi noti e che, secondo l’esponente del Sindacato, sono fondamentali per capire quali decisioni prendere a tutela dei lavoratori, e soprattutto come procedere quanto prima per poter usufruire di questi soli.  Al riguardo, in particolare, la Cgil da tempo chiede, proprio per evitare che le persone rimangano senza indennità, che venga prolungato il beneficio della disoccupazione.

E intanto, Ilaria Lani, che è  responsabile per le politiche giovanili della CGIL Nazionale, ha replicato in merito alla proposta, un po’ provocatoria, fatta proprio in questi giorni del Ministro Brunetta di imporre per Legge ai giovani di andare via da casa per crearsi un futuro. Si tratterebbe di quella che è stata subito battezzata come legge “anti-bamboccioni”, per la quale il responsabile Cgil ha replicato  esattamente con questa frase :  “meno ‘boutade’ e più risposte al disagio dei giovani”.

Crisi : cambiano le abitudini alimentari degli italiani

Gennaio 15, 2010

In merito all’indagine Istat su reddito e risparmi delle famiglie italiane, la Cia segnala che nel 2009 sul fronte degli acquisti domestici  di prodotti alimentari si registra, in quantità, una sostanziale stabilità (una crescita del solo 0,4 per cento).  Scendono pane, carne bovina, olio d’oliva. Bene frutta, ortaggi, pasta, vini a denominazione d’origine, latte e i suoi derivati. Aumenta la spesa negli hard-discount. Il 35 per cento degli italiani,  limita gli acquisti, il 34 per cento  cerca di optare per prodotti di qualità inferiore.

Durante l’anno appena trascorso -rileva la Cia- le prime stime (i dati definitivi si avranno soltanto nei prossimi mesi) parlano di una contrazione, su base tendenziale, nella domanda di derivati dei cereali (meno 1,5 per cento), dovute soprattutto al pane, ai primi piatti surgelati e ai biscotti dolci, mentre continua a tenere la pasta, che mette a segno un aumento. Si dovrebbero registrare, in quantità, flessioni anche per la carne bovina (meno 2,2 per cento) e avicola (meno 0,8 per cento), per l’olio di oliva (meno 1,3 per cento) e per i vini e spumanti (meno 1,4 per cento).

Da rilevare che tra quest’ultimi, alla buona domanda per i vini a denominazione ha fatto riscontro una diminuzione degli acquisti di vino da tavola. Restano, invece, invariati gli acquisti domestici di carne suina, salumi, mentre crescono quelli di ortaggi (più 1,4 per cento). Una domanda più vivace, invece, si è registrata  per il latte e i derivati del latte (più 0,8 per cento), in particolare i formaggi e lo yogurt. In crescita i consumi di frutta (più 2,9 per cento).

Sempre dai dati di cui sopra, emerge che, la quota di famiglie che ha dichiarato di aver limitato l’acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto all’anno precedente è sempre superiore al 40 per cento. In particolare, si attesta al 43,4 per cento per il pane, al 49,2 per cento per la pasta, al 55,7 per cento per la carne, al 58 per cento per il pesce e al 53,7 per cento per frutta e verdura.

Sempre nel 2009, la spesa per generi alimentari e bevande, secondo le prime stime, ha rappresentato, in media, il 19,1 per cento di quella mensile totale ed è così ripartita: 3,2 per cento pane e cereali, 4,3 per cento carne, 1,6 per cento pesce, 2,7 per cento latte, formaggi e uova, 0,8 per cento oli e grassi, 3,4 per cento frutta, ortaggi e patate, 1,3 per cento zucchero, caffé e altri, 1,8 per cento bevande.

Credito meno caro e utili in calo, ma i prestiti non decollano

Gennaio 11, 2010

La crisi sembra alle spalle. Così almeno dicono da più parti. Lo si scrive sui giornali, lo dicono i politici o gli esponenti di importanti istituzioni: economiche e monetarie su tutte. Eppure i dati, quelli oggettivi e statistici, sembrano andare controcorrente, e affermare che in effetti, la crisi, continua a manifestarsi. E lo continua a fare nei due ambiti principali della vita economica di una società: i cuori pulsanti dell’economia italiana, ovvero la famiglia e le piccole imprese. Ma vediamo come, attraverso la lettura di tre risultati aggregati fondamentali: il costo del credito (dei prestiti, del credito al consumo, dei mutui e dei finanziamenti in genere. Tanto ai privati quanto alle imprese che hanno bisogno di investire se vogliono sopravvivere e mantenere i posti di lavoro per i dipendenti e l’indotto diretto ed indiretto che le sostengono), gli utili delle banche e delle istituzioni finanziarie e del credito (dato non irrilevante se si pensa che è comunque da un primario beneficio bancario che passa la salute del credito. Se le banche o le agenzie del credito non trovano soddisfazione nelle loro erogazioni, meno ne faranno, alimentando il circolo vizioso della cosiddetta stretta o congelamento del credito dannoso a famiglie, imprenditori, posti di lavoro), e infine l’erogazione quantitativa dei prestiti.
I dati, infatti, di queste tre dimensioni (che ricapitolando sono: costo, utilità o profitto, domanda-offerta), non sono poi tanto incoraggianti. Vediamoli con ordine, nelle rilevazioni e nelle previsioni per l’anno economico che è appena cominciato tra speranze e paure.
Capitolo mutui. Essi sono risultati meno cari, almeno per il tasso variabile. L’Euribor a tre mesi, difatti, tocca un nuovo minimo storico, arrivando allo 0,692% per quanto riguarda il tasso interbancario di riferimento. Sulla stessa scia il tasso a sei mesi, calato di ben tre millesimi di punti percentuali. Sembra poco, ma è una tendenza storica abbastanza significativa.
Capitolo prestiti alle famiglie. Il calo, in questo settore, è del 2,9%: dato significativo. C’è chi dice in positivo (poiché se meno sono i prestiti, più liquidità c’è nelle tasche degli italiani), chi altro invece pensa in negativo (meno prestiti, meno tendenza a consumare, meno occupazione). La parola, in questo caso, più ai sociologi che agli economisti.
Capitolo banche. Se la ripresa economica è lenta, come segnala la tendenza del Pil, lo è anche il guadagno delle banche, sempre più soggette al fenomeno della sofferenza da parte degli utenti debitori: denari persi, per lo più. Meno prestiti, meno introiti: come un cane che si morde la coda e a rimetterci è sempre chi non ha liquidità, che sia il consumatore o l’imprenditore.

Pagina Successiva »