Lavoro : nuovo allarme disoccupazione
novembre 2, 2011
Ancora, brutte notizie sul fronte occupazionale: nel mese di settembre il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all’8,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto sia rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat precisando che il tasso di disoccupazione giovanile sale al 29,3%, con un aumento congiunturale di 1,3 punti percentuali. Il numero dei disoccupati, pari a 2,08 milioni, aumenta del 3,8% rispetto ad agosto (76 mila unita’). Su base annua si registra una crescita del 3,5% (71 mila unita’). L’incremento interessa sia la componente maschile sia quella femminile.
Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni crescono dello 0,1% (21 mila unita’) rispetto al mese precedente e il tasso di inattivita’ si attesta al 37,9%, registrando un aumento congiunturale di 0,1 punti percentuali. Purtroppo, la disoccupazione giovanile si colloca ai livelli massimi dal 2004 (anno d’inizio delle serie storiche). Il tasso di disoccupazione dei giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni s’attesta, infatti, al livello record del 29,3% con un aumento congiunturale dell’1,3%. Mercato del lavoro sempre più off limits per le donne che, spesso, non solo non hanno un lavoro ma oramai, rinunciano anche a cercarlo. A settembre, infatti, il tasso d’inattività femminile si è collocato al 48,9% contro il 26,9% di quella maschile: quasi una donna su due, tra i 15 e i 64 anni, è dunque inattiva.
Sempre più italiani preferiscono andare al discount
ottobre 25, 2011
C’è una bella differenza di prezzo tra le tagliatelle di marca e quelle sconosciute, la cui azienda non sognerebbe mai di pagare decine e decine di migliaia di euro a una delle televisioni nazionali pur di farsi pubblicità. Così é possibile mantenere i prezzi. Il costo di quello che acquistiamo infatti, nella maggior parte dei casi, comprende le spese della pubblicità. E allora perchè non andare al discount, dove prodotti sconosciuti possono essere perfetti sostituti di quelli più costosi?
Secondo la prima indagine su “Gli italiani e l’alimentazione nel tempo della crisi“, realizzata da Coldiretti-Swg, la crisi pesa e anche tanto sulle tasche degli italiani. Il 49 per cento di loro dichiara infatti, di riuscire a pagare appena le spese e addirittura un 5-10 per cento sottolinea di non riuscire a comprare neanche l’indispensabile. Si evidenzia la tendenza da parte di un crescente segmento della popolazione ad acquistare prodotti alimentari a basso prezzo nei discount – sottolinea il presidente Coldiretti -, a cui però può corrispondere anche una bassa qualità con il rischio che il risparmio sia solo apparente. Risparmiare oltre un certo limite sul cibo può significare nutrirsi di alimenti che possono essere scadenti con effetti negativi sul piano nutrizionale, sulla salute e sul benessere delle persone.
Aumenta il prezzo del pane
ottobre 21, 2011
Il pane piu’ ‘salato’? Quello che purtroppo si acquista a Milano dove si possono spendere anche cinque euro per un chilo di ‘ciabatte’. Mentre a Bari il forno e’ ‘low cost’ e il tipico pane ‘di Altamura’ si acquista a due euro al chilo. Questa la situazione a cui ci dobbiamo abituare, la crisi imperversa oramai in tutti i settori, compreso quello alimentare, che non risparmia nessuno, anche l’ alimento base della nostra alimentazione e cioè il pane. Questo, è quanto rileva un’indagine condotta, dall’ Osservatorio prezzi Codici sui prezzi del pane nelle varie citta’ italiane e da cui emerge che le oscillazioni sul prezzo sono molto forti e, a seconda della tipologia, si possono spendere dai 2 ai 5 euro, il che certo non ci rassicura affatto anzi.
Giovani Italiani : sono poveri
ottobre 14, 2011
In base a uno studio di Banca d’Italia, il 60% dei giovani fino ai 34 anni vive in casa coi i genitori. Colpa della crisi economica, che non permette ai ragazzi di rendersi autonomi e dei prezzi delle case troppo alti. Una volta i giovani italiani erano accusati di essere “mammoni”, in seguito sono stati ribattezzati “bamboccioni“, e tutto perché la loro permanenza nella casa della famiglia d’origine è decisamente più elevata rispetto alla media europea. Più che “bamboccioni” bisognerebbe forse chiamarli “poveri”. E’ questa la situazione che emerge dall’ultimo studio pubblicato dalla Banca d’Italia, dal titolo “Uscita di casa e prezzi degli immobili. Il caso italiano”. Negli ultimi 15 anni, le quotazioni immobiliari nelle principali città italiane sono più che raddoppiate, mentre i salari dei giovani si sono ridotti all’osso e la precarietà lavorativa è diventata la regola: così, se nel 1983 il 49% dei ragazzi tra i 18 e i 34 anni abitava con i genitori, oggi questa percentuale è salita al 59%. Chi ha meno di 24 anni vive in famiglia nel 90% dei casi, mentre nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni il 29% non è ancora uscito di casa (30% per gli uomini e 20% per le donne). In base allo studio di Bankitalia, abitare con mamma e papà in molti casi non è un privilegio di giovani viziati, ma l’unica alternativa di ragazzi che non hanno possibilità per comprare un’abitazione e non possono offrire alle banche garanzie sufficienti per ottenere un mutuo prima casa. Chi riesce a fare il grande salto e abbandonare la casa dei genitori, il più delle volte, non è né più bravo, né più ricco dei suoi coetanei: semplicemente ha una famiglia alle spalle. Il 30% dei giovani che ha una casa di proprietà, infatti, l’ha avuta in regalo da mamma e papà. Un’alternativa al mutuo rimane l’affitto, ma non è certo un’alternativa economica: anche i prezzi delle locazioni sono infatti aumentati dell’80% dal 1998 al 2006. Ciononostante, in base ad una recente indagine Censis, il 36,3% dei giovani abita in affitto mentre i proprietari di casa sono soprattutto ultraquarantenni. Lo studio di Banca d’Italia indica come soluzione al problema una seria politica per ridurre i prezzi immobiliari, a favore soprattutto di giovani disoccupati o precari e di coloro che provengono da famiglie a basso reddito.
Giovani : meglio lavorare con la partita iva
ottobre 11, 2011
Sono quasi 390.000 i nuovi imprenditori o autonomi o professionisti che nel 2011 hanno aperto un’attività propria. Un dato che vede una diminuzione del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2010.
Spulciando bene tra i numeri si nota però un dato preoccupante: metà delle nuove partite Iva nel 2011 è stata aperta da giovani under-35. Se per il ministero dell’Economia l’accelerazione è legata al nuovo regime fiscale di vantaggio, al 5%, introdotto proprio per i giovani imprenditori, per gli addetti ai lavori il dato riflette una crescita del lavoro subordinato precario.
Tra i numeri emerge la crescita della partita Iva tra i giovani, in controtendenza con il trend complessivo in calo, legato all’andamento dell’economia.
Per quanto riguarda gli under-35, la Cgil evidenzia che, secondo un loro studio, «c’è una parte di giovani – spiega Davide Imola, responsabile Professioni dell’organizzazione – costretta ad aprire partite Iva e comunque circa un 20% che complessivamente, con la partita Iva, svolge di fatto lavoro subordinato.
Circa 172.000 nuove partite Iva sono state aperte al Nord, 88.000 al Centro e 130.000 al Sud. I settori economici con un maggior numero di nuove aperture sono il commercio (88.000) e le attività professionali (61.000).
Il settore dei servizi di alloggio e ristorazione registra una crescita. Il 65% delle nuove partite Iva si riferisce a uomini ed il 35% a donne. Il 50% delle nuove partite Iva è stato aperto da giovani fino a 35 anni: in particolare nel mese di agosto 2011 vi sono state circa 6.800 nuove aperture da parte di giovani con un incremento del 7% rispetto allo stesso mese del 2010, in controtendenza rispetto all’andamento delle fasce di età sopra i 35 anni.
I nonni “aiutano” le famiglie italiane
ottobre 4, 2011
Oltre 50 miliardi di euro all’anno: questa è la cifra che i nonni italiani permettono di risparmiare alle loro famiglie, aiutando nelle faccende di casa.
Questo dato, emerge da un’indagine condotta dalla Camera di commercio di Milano che evidenzia come sia soprattutto l’attività di baby sitting a generare risparmio, (un quarto di tutto il risparmio), seguito dall’aiuto durante le vacanze (un quinto) e dalla voce «spesa e cucina» (un decimo). Dunque un secondo stipendio da circa 200 euro al mese.
Ma non è solo in casa, che il contributo degli anziani si rivela prezioso: gli aiuti professionali e finanziari permettono alle famiglie di risparmiare circa 10 miliardi di euro l’anno, suddivisi, in ordine di importanza, tra l’aiuto nelle attività di chi lavora in proprio, prestiti e regali e altri lavori come le piccole riparazioni.
Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al secondo trimestre 2011 e 2010, invece sono quasi 296 mila in Italia gli imprenditori ultrasettantenni, di cui il 26,7% (78.860 titolari) è donna. Gli imprenditori over 70 sono diffusi soprattutto nel settore agricolo (65,3%), del commercio (16,1%) e nelle attività manifatturiere (4,7%).
Roma è prima nella classifica delle province italiane per numero di ditte individuali con titolare ultra settantenne (11.734 imprese, 4% del totale Italia), seguita da Bari (8.696 imprese, 2,9%) e Napoli (8.306, 2,8%).
Tra le regioni guidano la Sicilia con 32.152 imprese (10,9% italiano), l’Emilia – Romagna (27.991, 9,5%) e il Veneto (27.676, 9,4%). Roma è anche la prima in quanto a numero di donne ultrasettantenni titolari di ditte individuali (3.310 titolari, il 28% degli imprenditori ultrasettantenni attivi nella provincia) seguita da Napoli (2.536, 30,5%), Foggia (2.212, 29,7%) e Bari (2.071, 23,8%).
Casa : ancora penalizzazioni per i giovani
settembre 22, 2011
Sembrano non diminuire, le spese per mantenere un’abitazione: gli esborsi sono molteplici dalle bollette alle riparazioni, passando per gli affitti.
Nell’ultimo mese di agosto – secondo i dati dell’Istat – queste voci complessivamente hanno registrato un aumento dei prezzi del 5,1% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. A trainare le uscite sono soprattutto le bollette di luce e gas (+7,9%).
Altra voce che pesa sui bilanci familiari è l’affitto, che però, va a colpire principalmente le giovani famiglie. Secondo il Censis in Italia le nuove generazioni pagano «i canoni più alti d’Europa».
Guardando più da vicino tutte le voci di spesa connesse alla gestione dell’alloggio, l’Istituto di statistica registra per l’abitazione un rialzo dei prezzi ben superiore alla media (+5,1% contro +2,8%).
E alcune città hanno scontato un rincaro a doppia cifra: è il caso delle province di Pordenone (12,4%), Gorizia (11,7%) e Valle d’Aosta (11,5%). A spingere il rialzo più che gli affitti reali, rincarati ad agosto dell’1,5%, e la manutenzione (+2,7%), sono gli esborsi per l’energia elettrica (+4,7%), il gas (+7,7%), il gasolio per riscaldamento (+15,2%), la fornitura di acqua (+9,6%) e la raccolta rifiuti (+5,0%).
Spostando l’attenzione su altri capitoli che gravitano intorno alla casa, qualche sollievo per i portafogli, sempre secondo gli ultimi dati di agosto, arriva dai prezzi per gli elettrodomestici, che sono rimasti fermi. In particolare, sono calati i prezzi per i climatizzatori (-1,4%), le lavastoviglie (-1,3%), le lavatrici (-1,0%), i forni (-0,7%) e i frigoriferi (-0,5%).
Aumenta l’ iva e aumentano i problemi per le famiglie italiane
settembre 8, 2011
Brutte notizie per le famiglie italiane: in base ad una rilevazione effettuata da Adusbef e Federconsumatori, con l’innalzamento dell`Iva dal 20 al 21% deciso dal governo si avranno pesanti ripercussioni sul portafoglio degli italiani. L’incremento dovrebbe tradursi in un esborso di oltre 173 euro a famiglia.
Per le Associazioni le ripercussioni più importanti sono quelle che si avranno nel settore dei carburanti, la cui domanda è abbastanza anelastica. Nel dettaglio, agli aumenti registrati dall`agosto 2010 ad oggi pari a 440 euro tra costi diretti ed indiretti, “si aggiungeranno altri 31 euro (vale a dire le ricadute di costi diretti e indiretti dovute all`aumento dell`Iva). Per un totale complessivo di 471 euro annui. Il rincaro dell’Iva colpirà in generale tutti i beni considerati di lusso, dalle auto alle moto di grossa cilindrata, le imbarcazioni ma anche molti beni come televisori, abbigliamento e calzature, vino e cioccolato. Tra i beni alimentari di largo consumo, l’aumento interessa soprattutto il vino che e’ consumato dal 53 per cento degli italiani. Tra le altre bevande sarà colpita la birra ma anche alimenti pregiati come i tartufi. A questi si aggiungono – continua la Coldiretti – prodotti particolari come il propoli, la lana e il sughero. Fortunatamente sulla gran parte dei prodotti alimentari e delle bevande tuttavia grava l’aliquota Iva del 4 per cento e pertanto non vengono toccati dalla manovra.
Euro: italiani sempre più poveri
settembre 6, 2011
Italiani impoveriti dopo dieci anni di euro. Ma non è tutta colpa della moneta unica, secondo il bilancio di Altroconsumo sulle tasche delle famiglie, attraverso un’analisi di prezzi e tariffe nel decennio appena trascorso.
A fronte di un aumento medio dei prezzi al consumo del 21%, il reddito pro capite è cresciuto, meno velocemente, del 14% con una conseguente riduzione del potere d’acquisto del 7%.
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Crisi : carrello della spesa sempre più vuoto
settembre 5, 2011
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, le famiglie italiane continuano a risparmiare sulla tavola: comprano poco e con le promozioni, abbandonando il “classico” supermercato per il discount. Le vendite sono ferme, le famiglie “tagliano” e le borse della spesa piangono.
Lo dimostrano i dati Istat sul commercio al dettaglio a giugno, che evidenziano un andamento piatto, stagnante. In particolare i consumi alimentari registrano una variazione nulla sia a livello congiunturale che tendenziale, rimediando solo un aumento dello 0,2 per cento nel complessivo del primo semestre 2011: un “rialzo” talmente leggero che non serve neppure a coprire le perdite subite nel triennio precedente. Gli italiani, quindi, continuano a tirare la cinghia -spiega la Cia- e a tavola ricercano la promozione e il prezzo più basso, risparmiando anche sulla qualità. Tanto che anche a giugno l’unica tipologia commerciale che resta su valori moderatamente positivi è il discount, con un incremento annuo dell’1,5 per cento. All’opposto, gli ipermercati crollano al meno 1,7 per cento, le botteghe di quartiere al meno 1,5 per cento e i supermercati devono accontentarsi di un misero più 0,4 per cento.



