Italia : aumenta ancora l’ inflazione

febbraio 7, 2012

Rincari sulle accise della benzina, ICI, Irpef, eventuale aumento dell’IVA al 23% e quanto altro ancora si é inventato l’attuale governo per cercare di salvare le casse dello Stato prossime alla deriva. Questa è attualmente la situazione  in Italia. Sì, perchè come sappiamo, secondo il trattato di Maastricht il rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL non deve superare il 3%, il rapporto tra il debito pubblico lordo e il PIL non deve superare il 60 % e via dicendo.
Ancora una volta si dimostra – sottolinea Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – come il costo reale delle famiglie italiane derivanti dagli aumenti dei prezzi è di gran lunga superiore al tasso di inflazione registrato, mentre diminuiscono i prezzi dei beni non fondamentali per la vita di una famiglia. Ecco come aumenta il carrello della spesa di un punto percentuale in più rispetto all’inflazione rilevata. Tutta colpa di carburanti che a loro volta finiscono per aumentare anche i prezzi dei beni finali, dell’aumento dei tassi di interesse mutui e del credito al consumo.

Crisi Italia : sempre più poveri

gennaio 27, 2012

Secondo Banca d’Italia scende il reddito medio delle famiglie italiane che nel 2010, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali è risultato pari a 32.714 euro, 2.726 euro al mese. In termini reali il reddito medio nel 2010 e’ inferiore del 2,4% rispetto a quello riscontrato nel 1991. Il reddito familiare medio risulta piu’ elevato per le famiglie con capofamiglia laureato, lavoratore indipendente o dirigente, di eta’ compresa tra i 45 e i 64 anni, mentre risulta inferiore per le famiglie residenti al Sud e nelle Isole.
Inoltre, il reddito delle famiglie in cui il capofamiglia ha la cittadinanza straniera risulta in media inferiore di circa il 45 per cento a quello delle famiglie italiane. Anche tra i lavoratori dipendenti il reddito equivalente ha subito una contrazione, pari allo 0,7 per cento nel biennio 2008-2010, meno sfavorevole rispetto al biennio precedente (-2,8 per cento). Dal 1991, il reddito equivalente e’ aumentato in termini reali meno rispetto alle altre categorie considerate (3,3 per cento). Il 20 per cento delle famiglie ha un reddito netto annuale inferiore a 15.632 euro (circa 1.300 euro al mese), mentre meta’ delle famiglie ha un reddito superiore ai 27.000 euro.Il 10 per cento delle famiglie a più alto reddito percepisce un importo superiore ai 58.549 euro.In Italia nel 2010 la quota di individui poveri risultata pari al 14,4%, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Tale quota supera il 40% tra i cittadini stranieri.Il 29,8% delle famiglie reputava le proprie entrate insufficienti a coprire le spese, il 10,5% le reputava piu’ che sufficienti, mentre il restante 59,7% segnalava una situazione intermedia. Rispetto alle precedenti rilevazioni emerge una tendenza all’aumento dei giudizi di difficolta’. La percentuale di famiglie italiane indebitate è pari al 27,7%, per un ammontare medio di 43.792 euro. L’indebitamento, come in passato, risulta più diffuso tra le famiglie a reddito medio-alto, con capofamiglia di età inferiore ai 55 anni, lavoratore indipendente o con elevato titolo di studio. Le passività sono costituite in larga parte da mutui per l’acquisto e per la ristrutturazione di immobili. Il debito residuo per le famiglie che usufruiscono di almeno un finanziamento corrisponde in media a poco piu di un’annualita di reddito. Il valore sale a quasi due annualita considerando le sole famiglie con mutui per l’acquisto di immobili. La vulnerabilità finanziaria, convenzionalmente identificata da una rata per il rimborso dei prestiti superiore al 30% del reddito, riguarda l’11,1% dei nuclei indebitati e si concentra presso le famiglie con entrate modeste.

Mutui e prestiti : le famiglie rallentano

ottobre 24, 2011

Brusca frenata da parte delle famiglie italiane,  di mutui (-23%) e prestiti (-10%) nel mese di settembre. I dati arrivano da una elaborazione di Eurisc, il sistema di informazioni creditizie di Crif che raccoglie i dati relativi a oltre 78 milioni di linee di credito. La richiesta di mutui ipotecari continua il suo calo rispetto ai corrispondenti mesi del 2010 e, a settembre, registra un -23% (dato ponderato sui giorni lavorativi), che segue un semestre in cui la decrescita è risultata sistematicamente in doppia cifra. Anche la domanda di prestiti,  torna a scendere, rispetto al corrispondente periodo 2010, segnando un -10% a parità di giorni lavorativi.
Da quanto emerge dal barometro Crif, lo scenario non muta se si ragiona sul dato aggregato dei primi tre trimestri. Nei primi 9 mesi dell’anno, infatti, il decremento complessivo della domanda di mutui ipotecari è stato del -11% rispetto all’analogo periodo del 2010 e anche il confronto con gli anni precedenti mostra «una significativa» contrazione dei volumi delle richieste. Analogamente la richiesta di prestiti, nell’aggregato di personali e finalizzati, nei primi tre trimestri del 2011 ha fatto registrare una diminuizione  del -3% rispetto ai volumi dello stesso periodo 2010, che a sua volta aveva fatto segnare un -4% nei confronti del 2009. In particolare per quanto riguarda la distribuzione delle richieste di mutui per fasce di durata, si conferma la crescita della quota di domanda nelle classi tra i 20 e i 30 anni, che nei primi 9 mesi del 2011 rappresentano quasi il 51% della domanda complessiva. È ancora la classe di durata compresa tra i 25 e i 30 anni a essere quella maggiormente preferita dalle famiglie italiane (30,9% del totale). Relativamente alla distribuzione delle richieste di mutuo in funzione dell’importo, invece, continua la crescita della quota di domanda nelle fasce più basse e si registra un ulteriore calo dell’importo medio calcolato sulla totalità dei primi nove mesi dell’anno, con 136.900 euro contro i 139.600 euro del pari periodo 2010. Relativamente ai prestiti, sia quelli personali sia quelli finalizzati a settembre hanno fatto segnare un calo delle richieste, anche se di entità differente: i prestiti finalizzati, infatti, registrano un -6% contro il -3% dei prestiti personali, arrivando rispettivamente ad un complessivo -14% e -5%, ponderato sui giorni lavorativi, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

I nonni “aiutano” le famiglie italiane

ottobre 4, 2011

Oltre 50 miliardi di euro all’anno: questa è la cifra che i nonni italiani permettono di risparmiare alle loro famiglie, aiutando nelle faccende di casa.

Questo dato, emerge da un’indagine condotta dalla Camera di commercio di Milano che evidenzia come sia soprattutto l’attività di baby sitting a generare risparmio, (un quarto di tutto il risparmio), seguito dall’aiuto durante le vacanze (un quinto) e dalla voce «spesa e cucina» (un decimo). Dunque un secondo stipendio da circa 200 euro al mese.
Ma non è solo in casa, che il contributo degli anziani si rivela prezioso: gli aiuti professionali e finanziari permettono alle famiglie di risparmiare circa 10 miliardi di euro l’anno, suddivisi, in ordine di importanza, tra l’aiuto nelle attività di chi lavora in proprio, prestiti e regali e altri lavori come le piccole riparazioni.
Secondo un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al secondo trimestre 2011 e 2010, invece sono quasi 296 mila in Italia gli imprenditori ultrasettantenni, di cui il 26,7% (78.860 titolari) è donna. Gli imprenditori over 70 sono diffusi soprattutto nel settore agricolo (65,3%), del commercio (16,1%) e nelle attività manifatturiere (4,7%).
Roma è prima nella classifica delle province italiane per numero di ditte individuali con titolare ultra settantenne (11.734 imprese, 4% del totale Italia), seguita da Bari (8.696 imprese, 2,9%) e Napoli (8.306, 2,8%).
Tra le regioni guidano la Sicilia con 32.152 imprese (10,9% italiano), l’Emilia – Romagna (27.991, 9,5%) e il Veneto (27.676, 9,4%). Roma è anche la prima in quanto a numero di donne ultrasettantenni titolari di ditte individuali (3.310 titolari, il 28% degli imprenditori ultrasettantenni attivi nella provincia) seguita da Napoli (2.536, 30,5%), Foggia (2.212, 29,7%) e Bari (2.071, 23,8%).

Aumenta l’ iva e aumentano i problemi per le famiglie italiane

settembre 8, 2011

Brutte notizie per le famiglie italiane: in base ad una rilevazione effettuata da Adusbef e Federconsumatori, con l’innalzamento dell`Iva dal 20 al 21% deciso dal governo si avranno pesanti ripercussioni sul portafoglio degli italiani. L’incremento dovrebbe tradursi in un esborso di oltre 173 euro a famiglia.
Per le Associazioni le ripercussioni più importanti sono quelle che si avranno nel settore dei carburanti, la cui domanda è abbastanza anelastica.   Nel dettaglio, agli aumenti registrati dall`agosto 2010 ad oggi pari a 440 euro tra costi diretti ed indiretti, “si aggiungeranno altri 31 euro (vale a dire le ricadute di costi diretti e indiretti dovute all`aumento dell`Iva). Per un totale complessivo di 471 euro annui. Il rincaro dell’Iva colpirà in generale tutti i beni considerati di lusso, dalle auto alle moto di grossa cilindrata, le imbarcazioni ma anche molti beni come televisori, abbigliamento e calzature, vino e cioccolato. Tra i beni alimentari di largo consumo, l’aumento interessa soprattutto il vino che e’ consumato dal 53 per cento degli italiani. Tra le altre bevande sarà colpita la birra ma anche alimenti pregiati come i tartufi. A questi si aggiungono – continua la Coldiretti – prodotti particolari come il propoli, la lana e il sughero. Fortunatamente sulla gran parte dei prodotti alimentari e delle bevande tuttavia grava l’aliquota Iva del 4 per cento e pertanto non vengono toccati dalla manovra.

Crisi: soffrono le giovani famiglie italiane

agosto 25, 2011

Le giovani famiglie italiane sono in difficoltà con la crisi: in base ai risultati del primo anno di lavoro del progetto “Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali” di Censis e Unipol, solo il 28% dei nuclei giovani (con persona di riferimento fino a 35 anni) riesce a risparmiare, il 42% non ha nessun patrimonio immobiliare, il 40% vive in affitto.
Sono le famiglie con persona di riferimento più giovane quelle che meno delle altre sono riuscite a risparmiare nel corso dell’ultimo anno. Solo il 28,6% dei capofamiglia fino a 35 anni indica che la sua famiglia è riuscita a mettere da parte qualcosa, rispetto a una percentuale più alta (il 38%) riferita ai capofamiglia di 45-54 anni.  Dall’osservazione dell’assetto patrimoniale delle famiglie italiane emerge in modo netto la debolezza dei nuclei più giovani, particolarmente marcata in oltre la metà dei casi. L’8% non può contare su nessun genere di patrimonio, e a queste si aggiunge il 42,6% che non ha nessun patrimonio immobiliare (contro il 16,8% medio). Circa il 20% delle famiglie giovani (rispetto al 40% circa del totale delle famiglie) può contare esclusivamente sulla prima casa (3,7%) o sulla prima casa e un conto in banca (19,1%). Il possesso di altri immobili o di investimenti e rendite riguarda circa il 23% di esse, contro il 36% riferito alla totalità delle famiglie italiane. Oltre il 40% delle famiglie giovani vive infatti in una casa in affitto.

 

Famiglie italiane : è crisi profonda

luglio 19, 2011

La crisi ‘morde’ sempre più le famiglie italiane: in base ai dati dell’ultima ricerca condotta dal Centro di ricerca Luigi Einaudi e da Intesa Sanpaolo su rilevazioni Doxa, quasi metà degli italiani per vivere fa ricorso ai risparmi accumulati negli anni  passati. Per il 45% del campione consultato dalla Doxa la crisi non è terminata e i suoi effetti persisteranno sui bilanci di famiglia.
A conferma di ciò solo il 19% degli intervistati dice di non aver mutato per nulla il proprio tenore di vita. Il 21% ha invece rinviato l´acquisto di una casa e il 38% quello di un´auto. Non bastasse, il saldo sulla sufficienza del reddito all´età della pensione è di 27 punti percentuali peggiore rispetto al saldo sul reddito corrente. Le dichiarazioni di “impossibilità a risparmiare” toccano il 52,8 per cento.

La impossibilità di risparmiare è più alta nel Mezzogiorno (67,6 per cento). I risparmiatori sono solo il 47,2 per cento del campione e il tasso medio di risparmio (dei risparmiatori) scende al 9 per cento. È lievemente superiore alla media fra i trentenni e i laureati. Il risparmio delle famiglie italiane resta comunque tra i più alti al mondo, pari a 2.570 miliardi, ovvero il 180% del Pil. Meglio di noi fanno solo Gran Bretagna, a 2.910 miliardi, e Usa, a 2.930 miliardi. Dietro c’è la Francia a 2.010 miliardi, la Germania (1.980) e la Spagna (970).

Fisco: Famiglie italiane tartassate

giugno 29, 2011

Ennesima conferma sul fronte del fisco italiano: una rilevazione della Cgia evidenzia come il peso delle tasse sulle famiglie italiane è tra i più alti d`Europa.
Per l’associazione degli artigiani e delle piccole imprese in Italia le detrazioni di imposta per i familiari a carico ammontano a circa 11,3 miliardi di euro.

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Italiani : cresce la solgia di povertà

maggio 24, 2011

In base all’ultimo rapporto dell’Istat, nell’ultimo triennio gli italiani ‘risparmiano’ a tavola ma non rinunciano all’high-tech. Scende infatti la spesa alimentare mentre crescono i consumi a carattere tecnologico, ricreativo e culturale.

Nel triennio la contrazione più marcata ha riguardato i beni durevoli mentre, all’opposto, l’acquisto di servizi, che pesa per quasi il 50% del totale, ha mantenuto una funzione stabilizzatrice durante la crisi e una tendenza espansiva nel periodo recente.
Considerando nel dettaglio le voci di spesa “emerge che l’acquisto di mezzi di trasporto ha registrato nel triennio la contrazione piu’ significativa, con un calo del 21,7% in volume, avvenuto in buona parte nel 2010, dopo la cessazione degli incentivi. Notevole e’ la contrazione del 6,1% nella spesa per gli alimentari, bevande e tabacco, che nel 2010 e’ rimasta invariata. Le cadute della spesa sono state meno intense per vestiario e calzature (-2,1% rispetto al 2007, nonostante la flessione del 4,8% registrata nel biennio 2008-2009) e tra i servizi per alberghi e ristoranti (-1,4% sull’intero periodo grazie a una risalita nel 2010).
All’opposto si segnala l’aumento del 13,6% delle spese per i prodotti elettronici, del 10,2% per i servizi ricreativi, dell’8,6% per beni e servizi sanitari e del 3,1% per l’abitazione: in questi casi il volume degli acquisti e’ aumentato anche nel periodo più negativo, cioe’ nel biennio 2008-2009.
Ci sono inoltre,  molti cittadini italiani che non solo hanno tagliato i propri consumi, ma uno su 4 è a rischio povertà o esclusione sociale.
In particolare, le categorie più a rischio sono gli anziani soli e le famiglie numerose.

Famiglie : tagliano i consumi

maggio 11, 2011

Brutte notizie sul fronte dei consumi provengono dalla Coldiretti: le famiglie italiane, in questi primi mesi del 2011, hanno tagliato i consumi a tavola, che scendono in quantità del 4 per cento con punte del 9 per cento per la frutta e dell`8 per cento per i prodotti ittici ma diminuiscono anche il pane (-7 per cento), i prodotti lattiero caseari (-6 per cento) e le carni bovine (5 per cento).

In pratica gli italiani non solo, per via della crisi, hanno ridotto gli sprechi e cambiato le abitudini alimentari, acquistando prodotti meno pregiati, ma ormai mangiano molto meno, visto che il crollo e’ consistente e generalizzato.
In generale – sottolinea la Coldiretti – gli acquisti di tutti i prodotti alimentari risultano in calo anche se a tenere maggiormente sono i vini (-1,3 per cento), le carni di pollo (-1,9 per cento), la pasta di semola (-2,3 per cento), ortaggi e patate (-2,6 per cento) e carni suine e derivati (-2,7 per cento).
Il calo quantitativo che si è verificato nel primo trimestre del 2011 accentua il trend negativo del 2010 che si è chiuso con una diminuzione dell’uno per cento degli acquisti.

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