Italia : aumenta ancora l’ inflazione
febbraio 7, 2012
Rincari sulle accise della benzina, ICI, Irpef, eventuale aumento dell’IVA al 23% e quanto altro ancora si é inventato l’attuale governo per cercare di salvare le casse dello Stato prossime alla deriva. Questa è attualmente la situazione in Italia. Sì, perchè come sappiamo, secondo il trattato di Maastricht il rapporto tra il disavanzo pubblico annuale e il PIL non deve superare il 3%, il rapporto tra il debito pubblico lordo e il PIL non deve superare il 60 % e via dicendo.
Ancora una volta si dimostra – sottolinea Pietro Giordano, Segretario Generale Adiconsum – come il costo reale delle famiglie italiane derivanti dagli aumenti dei prezzi è di gran lunga superiore al tasso di inflazione registrato, mentre diminuiscono i prezzi dei beni non fondamentali per la vita di una famiglia. Ecco come aumenta il carrello della spesa di un punto percentuale in più rispetto all’inflazione rilevata. Tutta colpa di carburanti che a loro volta finiscono per aumentare anche i prezzi dei beni finali, dell’aumento dei tassi di interesse mutui e del credito al consumo.
Italia : inflazione in aumento
gennaio 20, 2012
Che i prezzi siano aumentati lo sappiamo tutti: lo notano le famiglie alla fine del mese, quando non riescono a far quadrare i conti, lo notano le aziende, costrette a licenziare e nel peggiore dei casi a chiudere i battenti. Lo notiamo quando andiamo a fare semplicemente la spesa: le banconote da 50 euro non sono più quelle di una volta, se poi le paragoniamo alla lira, il confronto non regge minimamente. Sono le stesse associazioni dei consumatori a chiedere al Governo di avviare controlli a tappeto su tutto il territorio nazionale: il sospetto é che ci siano in atto delle speculazioni concentrate soprattutto sui beni di largo consumo e sui carburanti.
È inconcepibile che, a fronte della fortissima caduta dei consumi che si registra da anni, i prezzi continuino a crescere in questo modo – sottolineano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – . È evidente che le volontà speculative hanno superano ormai ogni limite Il Governo deve fare qualcosa per bloccare immediatamente questi comportamenti. Anche disponendo un vero e proprio blocco di prezzi e tariffe. Se non si interviene al più presto in tal senso nel 2012 andrà decisamente peggio, l’aumento di prezzi e tariffe si prospetta già di oltre 2.103 euro a famiglia. Il tasso di inflazione rischia di situarsi tra il 4 e il 5%. La perdita del potere di acquisto delle famiglie sarà enorme, e questo non potrà che determinare conseguenze negative sull’intera economia, a partire dal versante della produzione.
Istat : ultimi dati sull’ inflazione
ottobre 19, 2011
L’Istat ha reso noto gli ultimi dati ufficiali del NIC (l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività) relativi al mese di settembre. Si scopre così che l’inflazione su base tendenziale si è sviluppata del 3%, contro una stima provvisoria precedente pari al 3,1%, e con un’accelerazione di 0,2 punti percentuali rispetto a quanto riscontrato alla fine del mese di agosto (2,8%).
Ancora, l’Istat precisa come l’inflazione acquisita per il 2011 sia ora pari al 2,6%, e come l’inflazione di fondo (cioè, quella calcolata al netto dell’energia e degli alimentari freschi) sia pari al 2,4%, contro il 2,2% di agosto. L’inflazione calcolata tenendo conto degli alimentari freschi, ma escludendo sempre i beni energetici, è invece pari al 2,3% contro il 2,1% di agosto. La crescita dei prezzi tendenziale dei beni è salita inoltre al 3,3% contro il 2,9% di agosto, mentre i prezzi per i servizi si sviluppano al 2,7% contro il 2,5% di agosto. Particolarmente forte, nel mese di settembre, l’incremento dei prezzi relativi ai beni e ai servizi della ricreazione, spettacoli e cultura, e dei servizi ricettivi e di ristorazione.
Italia : aumentano benzina e gasolio
febbraio 7, 2011
Non si ferma l’inflazione: in base ai dati Istat riferiti a gennaio, i prezzi al consumo registrano un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 2,1% rispetto al gennaio del 2010.
L’incremento dei prezzi, a livello tendenziale, registra un record toccando il livello più alto dal dicembre 2008 (quando si era avuta una crescita del 2,2%).
A pesare maggiormente sono gli incrementi dei prezzi degli energetici e gli alimentari non lavorati.
In base sempre alle tabelle Istat continua a crescere infatti, il prezzo dei prodotti energetici a gennaio. I listini registrano un incremento del prezzo della benzina dell’11,3% (+9,9% a dicembre) su base annua e del 3,5% rispetto al gennaio 2010. Su anche il prezzo del gasolio per trasporti che vede un incremento del 15,7% (14,5% a dicembre) su base annua e del 4% rispetto al mese precedente. In particolare il Gpl, registra a gennaio un aumento del 26,5% (+21,3% a dicembre) su base annua e dell’8% su base mensile e il gasolio da riscaldamento un +14,9% a livello tendenziale e +3,3% sul piano congiunturale.
Focus sui tassi d’interesse
luglio 5, 2010
Il tasso d’interesse è il costo da sostenere quando si prende in prestito del capitale. Se i tassi d’interesse aumentano, aumenta il costo dell’acquisizione del capitale. Ciò limita le possibilità dei manager di finanziare nuove iniziative, espandere o alimentare il flusso dei pagamenti.
Se i costi aumentano troppo, molte aziende non possono prendere in prestito e utilizzare il capitale per produrre profitti in modo efficiente.
Dato che il rialzo dei tassi d’interesse riduce la crescita e le attività delle imprese, a seguito dei rialzi ci sono meno investimenti e l’attività economica in generale tende a rallentare. Al contrario, quando i tassi scendono, le aziende hanno più possibilità di utilizzare al meglio il capitale e tendono ad investire e ad aumentare la produzione favorendo una crescita dell’economia generale.
Le banche centrali fanno leva sul legame tra i tassi d’interesse e l’andamento economico per regolare il tasso di crescita dell’economia ed i tassi di inflazione che seguono l’andamento della crescita economica. Aumentando e diminuendo deliberatamente i tassi d’interesse, banche come la Federal Reserve Bank o la Banca Centrale Europea possono rallentare o stimolare l’attività economica e l’inflazione.
Quando i tassi d’interesse vengono aumentati, il risultato è generalmente un rallentamento dell’economia, che abbassa le vendite di prodotti e servizi, inclusi i prodotti e servizi media e di comunicazione. E quando le vendite al dettaglio calano, la spesa pubblicitaria di produttori industriali, rivenditori, imprese in cerca di personale e altri inserzionisti si contrae, riducendo i ricavi pubblicitari delle imprese m e d ia .
I tassi d’interesse sono importanti per le aziende perché quasi tutte le imprese dipendono dai prestiti di capitale contratti per finanziare acquisizioni, processi di crescita e grandi spese in conto capitale.
Focus sull’inflazione
luglio 1, 2010
Con il termine inflazione si indica una crescita sostenuta nel livello generale dei prezzi di beni e servizi che influisce sul potere d’acquisto di produttori e consumatori.
L’inflazione è causata da una serie di fattori quali la rapida crescita dell’economia, le preoccupazioni sul valore di una moneta causate da una congiuntura incerta, da guerre o da altre crisi nazionali.
Un livello nominale di inflazione è normale ed è generalmente stabile quando l’economia è in una fase di espansione. L’inflazione tende a diminuire quando l’economia si contrae. Se i tassi di inflazione variano tra l’1 e il 3% annuo, non vi sono particolari problemi per le imprese. Se sono più alti, però, diventa difficile per le aziende aumentare il loro fatturato ed i tassi di rendimento ai più alti livelli richiesti per realizzare un reale tasso di sviluppo. Questo accade perché gli alti tassi di inflazione rallentano la crescita dell’economia in generale.
Gli economisti misurano l’inflazione raccogliendo i prezzi di un paniere di beni e servizi a intervalli regolari e confrontandoli con i prezzi aggregati rilevati in periodi precedenti. Gli indicatori principali sono gli indici dei prezzi al produttore, che misurano il prezzo di acquisto delle risorse produttive e gli indici dei prezzi al consumo, che misurano il prezzo di acquisto di beni e servizi da parte del consumatore.
Nel breve periodo, l’inflazione costringe le aziende ad adeguare i loro budget, tenendo conto dell’aumento dei prezzi; nella maggior parte dei casi, le costringe a riversarli sui costi a carico del consumatore, aumentando i prezzi. Se gli aumenti sono consistenti, però, possono scoraggiare la domanda e ridurre di conseguenza i profitti dell’azienda e questo costringe i manager a tenere sotto controllo costante l’inflazione ed a elaborare strategie per farvi fronte.
Poiché le aziende operano su anni contabili, a volte i manager danno scarsa o nessuna importanza agli effetti nel tempo dell’inflazione, ma questo può causare problemi dal momento che l’inflazione a lungo termine ha effetti negativi sulla situazione economica delle aziende, se la crescita del valore dell’impresa o il valore dei suoi assets non è eguale o superiore ai tassi di inflazione. Di conseguenza le imprese devono adottare delle misure per reagire all’inflazione promuovendo la crescita ed i reinvestimenti.
Nel paragonare i dati finanziari di periodi diversi (di solito anni, ma anche trimestri, se i tassi d’inflazione sono alti), è necessario fare degli aggiustamenti che tengono conto dell’inflazione per interpretare in modo accurato tendenze e cambiamenti. Per far questo, i dati devono essere deflazionati, in altre parole depurati dall’effetto inflazionistico. Una volta deflazionati, i dati si presenteranno a prezzi costanti.
Inflazione in aumento per le fasce più deboli
gennaio 14, 2010
L’Istat, Istituto Nazionale di Statistica, ha reso noto alcuni dati davvero allarmanti. Infatti nell’arco di un anno, il potere d’acquisto delle famiglie in Italia è sceso dell’1,6%; il dato, è un valore medio all’interno del quale occorre distinguere tra fasce di reddito e fasce sociali; questo perché il prezzo più caro della crisi lo hanno pagato non le famiglie benestanti, come sempre succede, ma quelle povere o comunque prossime alle soglia di povertà, includendo chiaramente anche i pensionati che percepiscono un reddito bassissimo. Continua a leggere: Inflazione in aumento per le fasce più deboli
Inflazione : ecco la situazione dell’ Italia in questo momento
ottobre 3, 2009
Questa è la situazione dell’ Italia, per quanto riguarda il fenomeno dell’ inflazione, che risulta dalle ultimi dati forniti, che mettono in evidenza come ci sia una sorta di lieve risalita su base annua anche a settembre 2009, mentre su base mensile i prezzi invece sembrano frenare. L’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic) si è attestato, a settembre, allo 0,2% rispetto allo stesso mese del 2008, mentre è calato dello 0,2% rispetto ad agosto. A rendere noto il dato provvisorio dell’inflazione è l’Istat. L’inflazione acquisita per il 2009 è +0,7%. Sicuramente uno di quei settori che ha fatto risentire maggiormente la crisi sulle tasche degli italiani, è stato ed è ancora quello della scuola, è soprattutto del caro-libri, argomento spesso fonte di discussione in questa sede. Infatti, corrono i prezzi dell’istruzione a settembre: su base annua si alzano del 2,3% e su base mensile dell’1,3%. Secondo i dati Istat i prezzi dei libri scolastici s’impennano del 2,1% sia su mese sia su anno. Continua a leggere: Inflazione : ecco la situazione dell’ Italia in questo momento
Bankitalia:recessione fino al 2010
gennaio 16, 2009
Bankitalia, nel suo bollettino economico mensile, ha già confermato le previsioni fatte a metà dell’anno scorso: la recessione in Italia durerà sino al 2010. Anzi, il quadro si fa sempre più a fosche tinte, perché il PIL nazionale perderà ulteriori 2 punti percentuali, e già il 2008 si era chiuso con un -0,6%; la previsione di Confindustria è leggermente meno buia, perché gli esperti confederati vedono un calo “solo” del -1,3% complessivo nel biennio. I consumi quindi saranno sempre stagnanti, nonostante un -1,1% dell’inflazione in pochi mesi (contro un -3,3% del 2008) che però va a sommarsi anche alla diminuzione degli stipendi, delle tredicesime e di qualsivoglia incentivo economico alle famiglie, elemento che farà lievitare solo i debiti.
Continua a leggere: Bankitalia:recessione fino al 2010
Novità sull’inflazione
dicembre 6, 2008
Secondo la stima dell’Istat, l’inflazione è scesa al 2,7 per cento su base annua (in ottobre era al 3,5 per cento). Rispetto al mese precedente, i prezzi hanno registrato un calo dello 0,4 per cento. Una diminuzione così importante non si registrava dal 1959. . Secondo le stime preliminari Istat, la benzina e’ calata in un mese del 10,5% (tasso tendenziale di -7,5%); il gasolio dell’8,6% (-2,1% tendenziale). Nel complesso i prezzi dei beni energetici sono diminuiti in un mese del 4,8%, portando la variazione tendenziale al +10,2% (dal +10,4% di ottobre). dell’inflazione a novembre, che e’ scesa al +2,7% dal +3,5% di ottobre. Lo rende noto l’Istat fornendo la stima provvisoria. Rispetto al precedente mese di ottobre i prezzi hanno registrato un calo dello 0,4%. Continuano ad aumentare su base mensile i prezzi degli alimentari. A novembre hanno registrato un lieve aumento congiunturale (+0,1%). Il prezzo della pasta di semola di grano duro e’ aumentato in un mese dello 0,5%, portano il tasso tendenziale al +30% (dal +31,6% di ottobre). Nel mese di novembre l’inflazione continua a rallentare: la variazione tendenziale dell’indice NIC è +2,7% (dato nazionale provvisorio). Spicca l’incremento del prezzo del pasto in pizzeria, +8,42%. Gli aumenti più elevati si sono avuti sull’abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+6,4%), bevande alcoliche e tabacchi (+5,3%), prodotti alimentari e bevande analcoliche (+4,7%). Secondo le associazioni dei consumatori, nel decreto anticrisi, al posto di interventi spot, avrebbero preferito un unico processo di defiscalizzazione. Per Adusbef e Federconsumatori si sarebbe dovuto e potuto fare di più, attraverso la defiscalizzazione delle famiglie a reddito fisso.



