Lavoro : 2011 anno nero
febbraio 1, 2012
Anno terribile, per le buste paga degli italiani. Nel 2011 – in base ai dati Istat – sono cresciute di appena l’1,8%, come non accadeva da 12 anni. Alcune, poche, categorie si sono però salvate mettendo a segno aumenti salariali ben superiori alla media e anche al livello dell’inflazione (+2,8%).
Nel dettaglio, dalla consultazione dei dati Istat sulle retribuzioni contrattuali orarie nel 2011, rispetto all’anno precedente, emerge che i rialzi maggiori sono stati registrati per i dipendenti dei conservatori (+4,6%). Seguono: gli impiegati nelle imprese di noleggio bus, auto, garage (+4,3%); chi lavora nei porti, nella gestione di tutte le operazioni e dei movimenti in banchina (+4,1%), chi presta servizio nelle case di cura (+3,8%). E ancora gli addetti allo scalo negli aeroporti, ovvero chi è impiegato nei servizi a terra (+3,6%), il variegato mondo dell’educazione, dell’istruzione e della formazione privata a gestione laica, che va dagli asili nido alla scuola privata, dalle università private alle scuole di lingua (+3,4%). Il 2011 non è passato invano anche per i giornalisti (+3,0%), per gli insegnanti della scuola privata religiosa e per i dipendenti di Palazzo Chigi (entrambi +2,9%). C’è chi invece nel 2011 ha raccolto solo briciole: i dipendenti di ministeri e scuole pubbliche hanno potuto contare solo su un incremento dello 0,2%, poco meglio è andata per quelli di regioni, autonomie locali e servizio sanitario nazionale (+0,3%).
Lavoro: aumenta ancora la disoccupazione
gennaio 9, 2012
Continuano le brutte notizie sul fronte del lavoro. Nel mese di novembre il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all’ 8,6%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a ottobre e di 0,4 punti su base annua. La situazione peggiora, avverte l’Istat, se si guardano i dati relativi ai giovani: sempre a novembre il tasso è pari al 30,1%, con un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto a ottobre e di 1,8 punti su base annua. Si tratta del dato più alto da gennaio del 2004.
Il numero dei disoccupati, pari a 2.142 mila, aumenta dello 0,7% (+15 mila unità) rispetto a ottobre. La crescita, si legge in una nota, riguarda la componente femminile. Su base annua il numero di disoccupati aumenta del 5,6% (+114 mila unità). Gli inattivi tra 15 e 64 anni diminuiscono dello 0,1% rispetto al mese precedente. In confronto a ottobre, il tasso di inattività rimane stabile e pari al 37,8%. Questa la situazione in breve : dall’ inizio della crisi (aprile del 2008) sono 670mila gli occupati in meno in Italia
Censis : un milione di giovani ha perso il lavoro
dicembre 5, 2011
La crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani. Lo sottolinea il Censis riferendo: «La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati». «Investita in pieno dalla crisi, ma non esente da responsabilità proprie, la generazione degli under 30 – si legge nel Rapporto Censis – sembra incapace di trovare dentro di sè la forza di reagire.
La percentuale di giovani che decidono di restare al di fuori sia del mondo del lavoro che di quello della formazione è in Italia notevolmente più alta rispetto alla media europea: se da noi l’11,2% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni, e addirittura il 16,7% di quelli tra 25 e 29 anni, non è interessato a lavorare o studiare, la media dei 27 Paesi dell’Ue è pari rispettivamente al 3,4% e all’8,5%. Di contro, risulta da noi decisamente più bassa la percentuale di quanti lavorano, pari al 20,5% tra i 15-24enni (la media Ue è del 34,1%) e al 58,8% tra i 25-29enni (la media Ue è del 72,2%)». Nel 2010, su 100 licenziamenti che hanno determinato una condizione di inoccupazione, 38 hanno riguardato giovani con meno di 35 anni e 30 persone con età compresa tra 35 e 44 anni. Solo in 32 casi si è trattato di persone con 45 anni di età o più. Continua a leggere: Censis : un milione di giovani ha perso il lavoro
Lavoro : nuovo allarme disoccupazione
novembre 2, 2011
Ancora, brutte notizie sul fronte occupazionale: nel mese di settembre il tasso di disoccupazione in Italia si attesta all’8,3%, in aumento di 0,3 punti percentuali sia rispetto ad agosto sia rispetto all’anno precedente. Lo rileva l’Istat precisando che il tasso di disoccupazione giovanile sale al 29,3%, con un aumento congiunturale di 1,3 punti percentuali. Il numero dei disoccupati, pari a 2,08 milioni, aumenta del 3,8% rispetto ad agosto (76 mila unita’). Su base annua si registra una crescita del 3,5% (71 mila unita’). L’incremento interessa sia la componente maschile sia quella femminile.
Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni crescono dello 0,1% (21 mila unita’) rispetto al mese precedente e il tasso di inattivita’ si attesta al 37,9%, registrando un aumento congiunturale di 0,1 punti percentuali. Purtroppo, la disoccupazione giovanile si colloca ai livelli massimi dal 2004 (anno d’inizio delle serie storiche). Il tasso di disoccupazione dei giovani d’età compresa tra i 15 e i 24 anni s’attesta, infatti, al livello record del 29,3% con un aumento congiunturale dell’1,3%. Mercato del lavoro sempre più off limits per le donne che, spesso, non solo non hanno un lavoro ma oramai, rinunciano anche a cercarlo. A settembre, infatti, il tasso d’inattività femminile si è collocato al 48,9% contro il 26,9% di quella maschile: quasi una donna su due, tra i 15 e i 64 anni, è dunque inattiva.
Lavoro : i disoccupati non lo cercano più
agosto 26, 2011
L’Istat, con riferimento ai dati del primo trimestre del 2011, fa sapere che in Italia ci sono almeno un milione e mezzo di disoccupati che non cercano più lavoro. La metà sono donne, principalmente del Sud.
I giovani sono risultati estremamente sfavoriti dalla crisi, perché l’Italia è strutturata con un sistema di ammortizzatori sociali che difende chi è già nel mondo del lavoro, a discapito dei cosiddetti “outsider”, coloro che provano a entrare, come i giovani.
Rimangono in Italia purtroppo, dei divari nettissimi come quello ad esempio tra Nord e Sud, che si riflette fortemente sia sui giovani che e sulle donne. Per quanto riguarda queste ultime, il dato va letto in un’ottica culturale, cioè sul fatto che tendenzialmente è vero che al Sud la donna lavora di meno. D’altro canto, però, questo dato andrebbe letto al netto del lavoro nero, che interessa proprio i giovani e le donne, attraverso lavori saltuari, part-time o stagionali che si prestano di più al “nero”.
Tfr : ecco le ultime novità
agosto 23, 2011
Saranno circa 19 mila i lavoratori pubblici che, maturando i requisiti di pensionamento anticipato nel 2012, potrebbero incorrere nello slittamento di 2 anni nell’erogazione del Tfr.
È la Relazione tecnica alla manovra economica varata nei giorni scorsi dal governo, che già vi abbiamo anticipato in questa sede, ad individuare la platea di ‘statalì interessata dalla norma che esclude comunque i lavoratori che maturano i requisiti entro il 31 dicembre 2011.
La platea, che si ridurrà nel 2013 per effetto dell’innalzamento dei requisiti previsti per quest’anno, si aggirerà intorno ai 21-22 mila lavoratori nel 2014.
Per i pensionamenti di vecchiaia il Tfr slitta invece di 6 mesi e potrebbe riguardare circa 16.500 lavoratori che arriveranno a circa 35.000, tenuto conto che una parte dei soggetti in esame manifesta la propensione di accedere al pensionamento successivamente alla maturazione dei requisiti minimi.
Lavoro 2011 : giovani assunti dopo lo stage
agosto 18, 2011
Piccola buona notizia sul fronte del lavoro: in base ad una rilevazione di Unioncamere, sulla base dei numeri del sistema informativo Excelsior (gestito con il ministero del Welfare) aumentano i giovani assunti alla fine di uno stage o un tirocinio in azienda, l’anno scorso sono stati oltre 38mila.
Cifre non irrilevanti “in questi tempi” e in crescita rispetto al 2009, quando gli stagisti poi integrati nell’impresa sono stati quasi 37mila. Un trend positivo – sottolinea Unioncamere – malgrado il numero delle aziende coinvolte e quello dei tirocinanti siano diminuiti rispetto al recente passato. Nel 2010, infatti, le imprese che hanno ospitato giovani in cerca di una esperienza di lavoro (il 32% dei quali laureato o vicino alla laurea) sono state il 13,3% del totale, contro il 14,8% del 2009. In valore assoluto, invece, diminuisce il numero degli stage attivati l’anno scorso: nel complesso sono stati 310.820 contro i 321.850 del 2009, con una contrazione che ha interessato essenzialmente il settore dei servizi e, in particolare, il comparto che storicamente è più disponibile ad aprire le porte dell’impresa a chi è alla prima esperienza: i servizi di alloggio e ristorazione, dove nel 2010 i giovani stagisti sono stati quasi 44mila, 11mila in meno rispetto al 2009. Bisogna puntare però soprattutto su alcuni settori economici. Il sistema Excelsior mostra infatti che l’anno scorso le quote maggiori di neo-assunti sono state nel settore manifatturiero, tra le imprese chimiche, farmaceutiche e petrolifere (nelle quali il numero di tirocinanti laureati o laureandi ha superato la metà del totale) e nelle aziende della meccanica. Nei servizi spiccano soprattutto le imprese del commercio al dettaglio, dei servizi di trasporto e logistica (quasi uno stagista assunto ogni 4), dei servizi informatici e telecomunicazioni (uno su 5).
Giovani : il 30% degli under 30 non studia e non lavora
luglio 22, 2011
La crisi economica colpisce anche e soprattutto i giovani ed il loro rapporto con il mondo del lavoro, come già più volte abbiamo detto anche in questa sede. L’Istat ha più volte certificato dati preoccupanti: nel Rapporto statistico conclusivo sull’Italia del 2010, sono 2,1 milioni i ragazzi tra 15 e 19 anni che rientrano nella categoria Neet (not in education, employment or training) ovvero quelli che non lavorano e non studiano. Soprattutto donne, la maggior parte al Sud e con basso livello di istruzione (licenzia media) ma è un fenomeno in aumento anche tra diplomati e cittadini stranieri.
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Giovani : ancora incertezza sul futuro professionale
giugno 28, 2011
Secondo quanto sostiene una recentissima indagine di Panel Data, più di 4 lavoratori su dieci sarebbero incerti sul futuro della propria occupazione, ritenendo il proprio impiego poco sicuro. Continua a leggere: Giovani : ancora incertezza sul futuro professionale
Laureati Italiani: ecco chi guadagna più soldi
giugno 7, 2011
Vi siete laureati in medicina? Bene, le vostre possibilità di crescita del reddito nel medio e nel breve periodo sono sicuramente elevate. Meno positiva è invece la situazione dei laureati in discipline umanistiche, sottopagati rispetto alla media italiana.
Piuttosto impietoso è invece il confronto con la media del vecchio Continente, che offre una situazione sicuramente più dinamica per quanto concerne la remunerazione dei giovani laureati. Secondo la rilevazione compiuta da Almalaurea, a tre anni dalla laurea specialistica, i laureati italiani in medicina percepirebbero una retribuzione media di 1.633 euro. Alle spalle dei laureati in medicina vi sarebbero i laureati in ingegneria (1.532 euro) e quelli in discipline economico – statistiche (1.461 euro). Da qui in poi, è una lunga strada in ripida discesa, che conduce i laureati in discipline politico-sociali (1.283 euro), scientifiche (1.279 euro), chimico-farmaceutiche (1.265 euro), agrarie (1.207 euro), architettura (1.145 euro), linguistiche (1.140 euro) e giuridiche (1.137) verso il fanalino di coda dell’elenco.
Fanalino di coda occupato dai laureati in lettere (985 euro) e psicologia (917 euro), mentre leggermente migliore è lo scenario per coloro che si sono laureati in discipline inerenti l’insegnamento (1.081 euro), l’educazione fisica (1.101 euro) e il geo biologico (1.106 euro).



