Mutui per gli over 70
febbraio 25, 2011
Stipulare un mutuo è sempre una scelta da fare con attenzione. Continua a tener banco la questione se optare per un mutuo a tasso fisso o variabile, in base alla convenienza che essi garantiscono, e come sono nate formule di tassi agevolate per le giovani coppie in procinto di acquistare la loro prima casa, ecco arrivare anche formule ad hoc per gli over 70.
Si tratta di tipologie di mutui che fissano come limite massimo per i loro clienti i 75 anni. Se si è ultrasessantacinquenni, per avere una maggiore scelta, potrebbe essere più conveniente scegliere un finanziamento decennale. Sono molti, infatti, gli istituti di credito che fissano come limite massimo per i loro clienti 75 anni per un finanziamento decennale. Questa soluzione permette di potersi orientare verso i mutui a tasso variabile, considerando che l’euribor è basso e una sua crescita potrebbe arrivare solo nei prossimi tre anni. Ma anche in caso di aumenti di questo indice, l’impatto sulla rata sarà limitato. Altra scelta potrebbe essere il tasso variabile con cap, che prevede un tetto massimo oltre cui la rata non può salire. In questo caso, si pagherà di più però.
Quanto contano i consigli delle banche nello scegliere il mutuo?
novembre 12, 2010
Quando si sceglie il proprio mutuo, la prima cosa che viene in mente è quella di recarsi in banca e chiedere consiglio agli esperti. Ovviamente, si spera che questi ci sappiano fornire consigli adeguati, utili, magari anche oggettivi anche se, lavorando presso un istituto di credito, saranno propensi a proporre le proprie soluzioni al cliente.
È vero che, spesso, il linguaggio tecnico è ostico e difficilmente comprensibile ai più: si consiglia, quindi, un veloce ripasso prima di recarsi in banca, per non trovarsi completamente impreparati davanti a spread, taeg e tan. Ma misunderstanding a parte, è proprio la retorica e il volutamente eccessivo tecnicismo di alcuni operatori che rende difficile, per esempio, l’esatta comprensione delle modalità di restituzione rateale dell’importo preso a prestito, causando difficoltà al momento del rimborso, o un difficile orientamento tra tasso fisso, variabile e misto.
Le banche, poi, devono pur avere un tornaconto economico e quindi, a maggior ragione, le soluzioni offerte sono spesso economicamente vantaggiose per la banca stessa piuttosto che per il cliente.
A questo titolo, interviene il decreto Bersani. Questo fosco panorama, infatti, aveva decisamente ragion d’essere prima dell’arrivo di questo provvedimento. Il suo grande merito è stato di aprire il mercato bancario alla concorrenza e quindi, grazie ad essa, consentire al cliente di poter contare su offerte vantaggiose per se stesso e non per le banche stesse, che adesso devono competere per poter racimolare clienti. Clienti che, tra l’altro, non sono più soggetti ai costi fissi come le spese d’istruttoria e le commissioni.
È così che le banche acquisiscono una garanzia ipotecaria. La banca stessa può risparmiare queste spese accessorie anche se le spese notarili – comprese tra i 500 e i 600 euro – sono ancora inevitabili. Ma anche queste spese sono in tendenziale eliminazione, proprio in virtù della competitività. O altrettanto spesso come avviene, sono comprese nel prezzo stesso del mutuo. In ogni caso, è sempre opportuno tenere ben presenti la presenza e l’ammontare di tutte queste spese che, anche se marginalmente, fanno lievitare il peso da sostenere del mutuo che si richiede.
Mutui: tassi fissi e Cap in crescita
settembre 10, 2010
Buone notizie per i consumatori: i mutui a tassi fissi sono sempre più convenienti. Il tasso d’interesse di riferimento di tali prestiti infatti, l’Eurirs, è disceso ancora verso valori nominali favorevoli, portando i tassi al di sotto della soglia del 5%, almeno per la maggiore.
Già all’inizio del secondo semestre del 2010, difatti, i tassi migliori erano già in ogni caso sotto alla soglia determinata. Tendenza ancor di più evidenziatasi all’inizio, invece, del secondo semestre dell’anno in corso, dove le ricerche riportano mutui a tasso fisso anche ventennale (nelle modalità di ammortamento e rimborso) con un valore d’interesse al 4,11% e un tasso annuo effettivo globale (il cosiddetto TAEG), pari a un già di per sé rilevante 4,27%. la convenienza, quindi, sembra alla portata dei consumatori, quanto meno i mutui cominciano a diventare più convenienti dopo il grande spavento della crisi dei mutui e dei prestiti, la spauracchio delle insolvenze e la crescente precarietà del mondo del lavoro.
Ma è pur vero che se si risica forse si rosica, cosicché in situazioni di tranquillità e stabilità economico-finanziaria (europea – riferita più che altro all’eurozona – e internazionale più in generale), i prestiti e i mutui a tasso variabile posso addirittura scendere al di sotto della soglia del 4%, con valori che si possono includere tra il 3,5% e i quattro punti percentuali. Ottimo, insomma, se si ha una certa possibilità di poter rischiare. Tasso variabile, comunque, che si inserisce tra l’altro in un contesto assai diverso dopo le impennate ed impazzate degli ultimi 2-3 anni. Sono infatti aumentate di molto le richieste che si riferiscono a quelle tipologie di prodotti creditizi e finanziari che le banche o le imprese del credito e del prestito concedono mettendo però vincoli di natura strutturale: tessi all’aumento dei tassi, tipologie di tassazione e costo del denaro misti, e così via. Indicativo anche lo sviluppo di forme di prestito alternative come la cessione del quinto dello stipendio e i prestiti inpdap. Dalle ultime rilevazioni, difatti, emergono dati significativi proprio in questa direzione: ad esempio i mutui con tasso fisso e con tasso variabile di tipologia Cap (ovvero con un limite massimo fissato e determinato oltre la quale soglia non si può andare, proprio perché previsto da contratto, nonostante i mercati potenzialmente possano superarne le soglie) rappresentano il 76% delle erogazioni (che tramutato in richieste effettuate arrivano anche alla soglia del 70% circa). Spread permettendo (costo del denaro facoltativo, ovviamente), si tratta di strumenti sicuri e per quanto possibile rigidi, che permettono quindi di tenere alta la domanda e ottime possibilità di guadagno, facendo altresì aumentare i guadagni finanziari proprio puntando sulla qualità e il costo del denaro: nuova tipologia di business nata sugli spaventi delle ultime vicissitudini del mondo bancario europeo e non.
Come funzionano i prestiti auto?
luglio 23, 2010
Il prestito per acquistare una automobile, nuova o usata, è una tipologia di finanziamento o prestito finalizzato, cioè subordinato a uno specifico acquisto. Esiste quindi un qualche ente o commerciante convenzionato e quindi la somma prestata non viene direttamente versata al richiedente.
Questo prestito viene sottoscritto dal rivenditore di auto, ed è richiesto quando si vuole effettuare un acquisto rateale. Con un tasso di interesse fisso, e un piano di ammortamento predeterminato al momento della stipula dello stesso, mediante apposito contratto controfirmato dalle parti in causa. Solitamente, prima dell’inizio del rimborso, come incentivo all’acquisto viene concesso un periodo in cui le rate non devono ancora essere pagate. Si tratta soltanto di un posticipo, ovvero di una strategia di marketing mirante a attirare clienti che in un momento specifico non possono comperare un macchina nemmeno con un piano rateale. Questo strumento viene definito preammortamento.
Il funzionamento del finanziamento riguarda tre attori. Il rivenditore di automobili, l’acquirente della stessa, un istituto finanziario. A gestire il tutto è direttamente il concessionario, che si occuperà di tutti gli aspetti legali, informativi, finanziari. Farà da tramite, cioè, con la finanziaria o l’ente creditizio, verso cui l’acquirente, e quindi debitore, si è impegnato per un determinato periodo, e per una determinata cifra a scadenze multiple. Una volta approvato e concesso il prestito, sarà la società finanziaria a pagare l’automobile al rivenditore. Essa, infatti, garantisce per il consumatore, che a questa dovrà rimborsare mensilmente il denaro prestato o anticipato. Il rivenditore di automobili, da parte sua, avrà così il pagamento assicurato – perché ad assicurarlo è la finanziaria – e in più si pagherà anche una commessa. Costo che ovviamente cade, in automatico, sul consumatore, che esso identificherà come costi di gestione e apertura pratica. Il cliente acquirente, da parte sua, con il contratto si impegna a restituire la quota capitale, i tassi maturati durante il tempo del finanziamento concesso e quindi tutte le spese di gestione che comunque devono essere ben chiare al debitore sin dal momento della stipula del contratto.
Nei finanziamenti per l’acquisto di automobili ci sono alcune limitazioni che concernono il valore finanziabile, la somma massima erogabile, il tempo limite di rimborso. Generalmente la cifra che viene coperta è al massimo corrispondente all’80% del valore complessivo del veicolo. Questo significa, comunque, che c’è un limite relativo all’importo finanziabile. Relativo, cioè, a quanto costa in effetti l’autovettura. Ma a questo limite relativo se ne affianca uno assoluto, e che riguarda la cifra massima finanziabile con riferimento ad una automobile, che è pari a 30 mila euro. Ciò significa che un finanziamento per l’acquisto di un’automobile non può superare i 25 mila euro al massimo e in casi eccezionali.
Le tempistiche di rimborso sono invece molto variabili: da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 60 mesi, con rate che quindi oscillano di molto, anche diverse centinaia di euro a seconda dell’entità dell’acquisto, della somma finanziata e del periodo totale di ammortamento.
A seconda di questi elementi, ovviamente, il costo del finanziamento cresce o decresce. Più è lungo e meno cospicue sono le rate, più il finanziamento sarà caro, meno durerà l’ammortamento, e più elevate saranno le rate, meno costoso sarà quindi il suo costo totale.
A rappresentare le quote di questi costi, intervengono soprattutto in Tan o tasso annuo nominale e Taeg, tasso annuale effettivo globale.
Quando rinegoziare il mutuo?
luglio 17, 2010
Gli istituti di credito difficilmente si commuovono davanti a coloro che presentano forti difficoltà con le rate del mutuo. È per questo, quindi, che è stata pensata la rinegoziazione del mutuo, per ripensare alla propria soluzione di prestito e quindi cercare di ottenere dei benefici. Solo dalla concorrenza fra le banche, infatti, si possono cercare dei benefici economici.
Non dimentichiamo, però, che nonostante la rinegoziazione i mutui dilazionati maturano lo stesso gli interessi, e questi vanno corrisposti, così come esplicato nella convenzione stipulata tra ABI e Tremonti, ormai anni fa.
Per esempio, per rinegoziare un prestito a tasso variabile sulla prima casa, occorre considerare quattro criteri, ossia:
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la rata del mutuo a tasso variabile viene sostituita con una rata a tasso fisso, calcolata in base al tasso medio dell’anno fiscale precedente e quindi concluso;
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lo scarto fra i due importi (quindi tra la prima rata e la rata rinegoziata) viene inserita nel mutuo rinegoziato, ma dilazionata nel tempo e per tutta la durata del nuovo prestito, fino alla sua estinzione;
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in caso di aumento degli indici medi dei tassi, l’aumento corrispondente viene anch’esso dilazionato;
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nel caso contrario, di riduzione dell’importo dei tassi, si torna alla rata precedentemente stipulata.
Il cliente della banca che rinegozia il suo mutuo può trarre numerosi benefici dalla dilazione dell’importo del mutuo restante. La sostituzione della rata variabile con la rata fissa comporta una riduzione immediata : ciò mette il debitore al riparo dal rialzo dei tassi d’interesse.
Solo chi è in grave difficoltà nel corrispondere le rate può trovare convenienza nell’aderire alla rinegoziazione, ovviamente pagando in futuro, s’intende. Altrimenti, potrebbe essere più conveniente ottenere condizioni davvero più favorevoli contrattando con altre banche e sfruttando la “portabilità” introdotta dal decreto Bersani.
Mutui: tassi al minimo ma rialzi all’angolo
luglio 6, 2010
I contraenti il mutuo per la casa possono stare, per il momento, tranquilli, ma relativamente e con tutte le cautele del caso richieste da un mercato sempre fluttuante e particolarmente incline a novità, ultime ore, cambiamenti di ogni sorta: positivi ma anche negativi, ovvero quelli che di più poi vanno a segnare la vita dei piccoli e medi risparmiatori, delle famiglie e di chi, in genere, investe i sacrifici di una vita o buona parte del proprio stipendio per finanziare l’acquisto o la ristrutturazione della propria abitazione.
I tassi di interesse, comunque, nel mese di maggio hanno fatto registrare una ulteriore diminuzione: l’aggregazione generale delle tipologie e delle fluttuazioni dei mutui, infatti, hanno fatto registrare un dato percentuale pari al 2,58% degli stessi tassi internazionali (interbancari) di riferimento. Dato in calo sia rispetto al mese precedente e ancor di più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: meno 119 punti base.
Ciò, quindi, ha fatto ancora una volta aumentare la domanda dei mutui a tasso variabile, a fronte di un rischio maggiore (anche a livello di insolvenze e sofferenze, che comunque sia continua poco sorprendentemente ad aumentare nonostante i tassi scendano) e magari anche a costi di spread relativamente superiori (si segnalano in questo senso, anche costi del denaro che superano i due punti percentuali).
Sostanzialmente perché le banche acquistano il denaro da prestare con i riferimenti dei tassi interbancari europei e non del breve termine, mentre agli utenti le rate vengono, ovviamente, “vendute” con il riferimento dei tassi a lungo termine IRS. Questo indice, in ogni caso, ha fatto registrare minimi storici, con un ventennale, infatti, pari al 3,83%.
Ma gli entusiasmi possono essere smorzati da facili e preoccupanti previsioni da parte di banche, istituti finanziari, agenzie creditizie o semplicemente analisti che, più o meno specularmente, prevedono che i tassi Euribor, tra non molti mesi, torneranno a crescere, riattestandosi a percentuali aggregate superiori alle 4 unità, con rincari che si rifletterebbero soprattutto sui tassi fissi, con una ripercussione ancora più netta, paradossalmente, sull’acquisto ed adesione di questi e, nonostante l’incertezza e il rincaro dei tassi generali, con una notevole propensione positiva a continuare a contrarre mutui e finanziamenti in generali – nel medio e lungo termine – che propongano l’applicazione di tassi fissi o soluzioni comunque miste.
Focus sui tassi d’interesse
luglio 5, 2010
Il tasso d’interesse è il costo da sostenere quando si prende in prestito del capitale. Se i tassi d’interesse aumentano, aumenta il costo dell’acquisizione del capitale. Ciò limita le possibilità dei manager di finanziare nuove iniziative, espandere o alimentare il flusso dei pagamenti.
Se i costi aumentano troppo, molte aziende non possono prendere in prestito e utilizzare il capitale per produrre profitti in modo efficiente.
Dato che il rialzo dei tassi d’interesse riduce la crescita e le attività delle imprese, a seguito dei rialzi ci sono meno investimenti e l’attività economica in generale tende a rallentare. Al contrario, quando i tassi scendono, le aziende hanno più possibilità di utilizzare al meglio il capitale e tendono ad investire e ad aumentare la produzione favorendo una crescita dell’economia generale.
Le banche centrali fanno leva sul legame tra i tassi d’interesse e l’andamento economico per regolare il tasso di crescita dell’economia ed i tassi di inflazione che seguono l’andamento della crescita economica. Aumentando e diminuendo deliberatamente i tassi d’interesse, banche come la Federal Reserve Bank o la Banca Centrale Europea possono rallentare o stimolare l’attività economica e l’inflazione.
Quando i tassi d’interesse vengono aumentati, il risultato è generalmente un rallentamento dell’economia, che abbassa le vendite di prodotti e servizi, inclusi i prodotti e servizi media e di comunicazione. E quando le vendite al dettaglio calano, la spesa pubblicitaria di produttori industriali, rivenditori, imprese in cerca di personale e altri inserzionisti si contrae, riducendo i ricavi pubblicitari delle imprese m e d ia .
I tassi d’interesse sono importanti per le aziende perché quasi tutte le imprese dipendono dai prestiti di capitale contratti per finanziare acquisizioni, processi di crescita e grandi spese in conto capitale.
Fidarsi e Crederci:i prestiti di Fiditalia
giugno 16, 2010
Fiducia e voglia di crederci. Sono questi i punti di forza su cui l’offerta finanziaria e creditizia di Fiditalia si basa, forte di una esperienza di oltre venticinque anni in questi settori e forte del gruppo economico-finanziario che ha alle spalle, ovvero il Gruppo Société Générale.
Società multicanale e multiprodotto, Fiditalia differenzia la propria offerta di concessione di credito alle famiglie con i prestiti personali, i prestiti per l’acquisto di beni più o meno durevoli e servizi, nonché con la cessione del quinto dello stipendio o in alternativa della pensione.
I prodotti, come ad esempio i prestiti personali, vengono distribuiti secondo una logica, appunto, multicanale: dai singoli punti vendita di esercizi commerciali distribuiti sul territorio nazionale, o tramite una rete commerciale fatta di agenzie, filiali, per un totale di quasi duecento presidi territoriali dislocati un po’ in tutta Italia.
Multiprodotto, l’offerta Fiditalia fornisce ai propri soci commerciali (i cosiddetti partner) soluzioni e strategie di finanziamento atte a garantire soddisfazione alle proprie clientele, seguendone logiche, esigenze, necessità, possibilità. Nonché viene offerta consulenza, tecnologia, supporto qualificato ogni qual volte esso si renda necessario sia nelle operazioni commerciali e finanziarie in atto che in qualità di training “formativo”.
Tra i prestiti, quindi, Fidiamo. Si tratta di un prestito personale che consente al beneficiario di ricevere una somma in liquidità fino a 40 mila euro. Il minimo da prestare, invece, è 2 mila euro. La durata del rimborso (il piano di ammortamento) è variabile dai 12 agli 84 mesi. Il Tan – tasso annuo nominale – varia dal 7,15% al 12,65, quello effettivo globale (TAEG) dal 7,71 al 15,98. La modalità di rimborso prevede sia la metodologia bancaria del RID che il rimborso tramite il pagamento dei semplici bollettini postali. È prevista anche la possibilità di stipulare una copertura assicurativa ad hoc per proteggere l’investimento e il credito.
Per le esigenze meno gravi e più veloci per quanto ne riguarda le necessità c’è il Credimini, un prestito che, sempre a livello di credito personale, da diritto ad intascare 3 mila euro, da rimborsare in 48 mesi (2 anni), con un Tasso annuo nominale pari al 6,4% e un tasso annuo effettivo globale pari al 7,51%.
Anche qui il rimborso è previsto con il sistema di addebito sul proprio conto corrente o con il bollettino postale, nonché la copertura assicurativa Proxilia Credit. Al contrario del precedente non ci sono spese nell’incasso rata (per il prestito Fidiamo, tale spesa è pari a 3 euro). L’istruttoria è di 50 euro. Infine, nessuna spiegazioni sulle necessità del prestito.
Tassi al minimo, prestiti crescono al Sud
maggio 22, 2010
Le notizie sui tassi sono ormai sempre uguali: i tassi scendi e gli italiani sperano di poter ottenere un mutuo a condizioni agevolate, tali da poter rendere accessibile l’acquisto senonché la ristrutturazione della propria abitazione o quella dei propri sogni e progetti.
Da Bruxelles e Francoforte in particolare, infatti, arrivano segnali di ripresa e incoraggiamento che stanno cavalcando l’onda dell’entusiasmo dei finanzieri e in un certo qual modo quella degli investitori: immobiliaristi in particolar modo.
Il bollettino mensile dell’Abi, infatti, l’associazione bancaria italiana, comunica che “i finanziamenti bancari hanno continuato a manifestare anche nel primo trimestre del 2010 una dinamica in accelerazione, superiore rispetto a quanto mostrato dagli altri sistemi bancari europei, principalmente concentrata nel mercato dei mutui per l’acquisto di abitazioni”. I tassi, infatti, si assestano al 2,56% (almeno quelli che riguardano la casa nelle sue molteplici sfaccettature).
Ottimo insomma, anche alla luce della decisione della Banca Centrale Europea (la BCE con sede a Francoforte e governata dal francese Trichet) di mantenere invariato il costo del denaro ad un punto percentuale (1%), che va a riconfermarsi come minimo storico.
Positivo anche il mercato dei prestiti concessi in Italia. Sempre l’Associazione delle Banche Italiane (la sopracitata Abi), infatti, pubblica i dati dei prestiti disaggregati per regione, proprio per rendere la dinamica e i processi del prestito bancario erogato alle famiglie o ai singoli soggetti privati.
Ne emerge che la regione con il più alto tasso di crescita è la regione Puglia, che arriva ad un +13,2%, subito seguita dalla penisola nella penisola: la Calabria, con un forte ed eloquente (a livello tanto economico quanto sociale) + 11,7%. Più indietro le regioni Campania, Toscana, Molise, Lazio, Abruzzo, Liguria (con cifre di maggiorazione che variano dal 9,6% all’11,2%).
Ritmi abbastanza blandi di crescita in Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Piemonte, Trentino Alto Adige, con crescite tra il 6 e il 7%.
Da considerare però, i macrodati a livello nazionale, quelli cioè, che rilevano quanta quota di mercato assoluta appartiene a una regione. La Lombardia, ovviamente, la fa da padrona con il 22% circa di quota di prestiti nazionali posseduta. Seguono Lazio, Emilia Romagna, Veneto, ma con percentuali molto inferiori (anche meno della metà)
Scegliere il mutuo: ci affidiamo alla banca
maggio 15, 2010
Cercare il mutuo che fa più per noi è un’impresa a volte molto difficile. Cercare il proprio mutuo on line è solitamente facile, veloce ed economico, ma molte persone,nonostante la facilità e immediatezza dei preventivi on line, non si fidano o non riescono a capire quale mutuo verrebbe più incontro alle loro esigenze.
Insomma, non si finisce mai di affidarsi alle banche per scegliere il mutuo, consapevoli o almeno speranzosi che sia la banca a fornirci le informazioni necessarie e le soluzioni più vantaggiose.
Le banche, di sicuro, conoscono bene il mercato e l’andamento dei tassi d’interesse. Nel periodo di minimo storico dei tassi, infatti, ad andare per la maggiore erano proprio i tassi variabili. Adesso che c’è una lieve tendenza al rialzo si consigliano tassi misti o fissi. Ma resta da stabilire se i consigli che gli istituti di credito forniscano vadano realmente a vantaggio del cliente e incontrino le sue esigenze, o se invece i consulenti cerchino di fare l’interesse della banca presso cui ci si rivolge.
È anche per questo, fortunatamente, che esiste il decreto Bersani: per stabilire concorrenza e garantire la portabilità del mutuo presso un altro istituto, abbattendo i costi fissi e di burocrazie. Con la portabilità si garantisce la surroga del mutuo, consentendo alla banca sessa di risparmiare i costi notarili – che da soli fanno lievitare anche di 600 euro le spese di accensione di un mutuo – e su tasse e imposte. Soprattutto, è importante cercare di ridurre i rischi e di incappare in soluzioni che si rivelino un salasso: le banche devono pur guadagnare e lo fanno proprio grazie ai mutui. Per cui, se si vuole evitare di azzerare il conto e trovarsi in difficoltà, meglio prima consultare diversi istituti bancari e soprattutto, cercare di informarsi con internet e sottoporre diversi preventivi. Mai accettare la prima offerta: la seconda potrebbe esser migliore.



